Vorrei cominciare premettendo che siamo ormai abituati alle provocazioni, a volte anche estreme, dellâarte contemporanea: riteniamo comunque che oggi si possa ancora, anche se non facilmente, utilizzare questo filone di denuncia, purchè la provocazione stessa sia nuova, intelligente, non solo assolutamente non sguaiata ma il meno esplicita possibile, ed al tempo stesso accattivante, sottile ed ironica.
Ă il caso di questa mostra dove lâironia si mescola alla provocazione ben calibrata.
I malesseri, le idiosincrasie e le ambizioni frustrate che affliggono gli umani del Ventunesimo secolo possono essere sconfitti o quantomeno essere irrisi: è quello che propone lâartista canadese (ma da anni residente a Parigi) Dana Wyse che in questa mostra, prima sua personale italiana, espone, ordinatamente allinati su scaffali da drugstore, bustine monodose di capsule, medicamenti per rock stars che vogliano raggiungere una popolaritĂ immediata (âInstant Fame Pills for rock starsâ), farmaci per chi non vuol perder⌠tempo (âinstant orgasm pillsâ) o per genitori che vogliano un figlio eterosessuale (âguarantee the heterosexuality of your kidsâ).
Una volontĂ dissacrante di provocare che scaturisce anche dai giocattoli con i quali la Wyse ironizza sui temi dellâeducazione dei bambini, quali, ad esempio, finti giochi per maschietti che vogliano (!?), o ne siano costretti (!?) dai genitori in uno scambio dei ruoli e dei giochi tradizionali, diventare Gay ed esercitarsi con forbici, pettine e specchietto ad acconciare lâamichetto di giochi (âGrow up to be gayâ).
Il titolo della mostra è dedicato ad unâopera-prodotto per genitoriâŚanimati da ambiziose intenzioni per la prole.
Franco Melis
visitata il 15.XII.2000
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