Strana associazione quella messa a punto al Castello di Lerici tra Ardengo Soffici e i dinosauri. L’antica fortezza divenuta ostello negli anni ’70 del Novecento fu in seguito restaurata e adibita a mostre temporanee (Arte precolombiana, Picasso, De Chirico, etc.) finché divenne sede di un Museo Geopaleontologico nato sulle orme di alcuni dinosauri ritrovati, secondo quanto affermano i curatori, lungo la costa prospicente il Castello. Esaurito l’effetto curiosità suscitato dall’insediamento delle creature mostruose riprodotte in scala reale, il Castello ha ripreso la sua vocazione culturale dando il via la scorsa estate a un nuovo ciclo di mostre inaugurato con la discussa rassegna sulla Nuova Oggettività. Per la serie “Le arti nel Castello” è dunque la volta di Ardengo Soffici. L’antologica lericina propone una rivalutazione dell’aspetto plastico dell’opera dello scultore che fu uno dei primi intellettuali italiani a vivere a Parigi. Vicino a Medardo Rosso, nella ville lumière, Soffici è ritratto anche nell’ultimo studio che gli ha dedicato Mario Richter (“La formazione francese di Ardengo Soffici 1900-1914”, Pentalinea, Prato 2000, £. 30.000).
Antifutirista dalle colonne de “La Voce”, futurista per “Lacerba”, Soffici nel primo dopoguerra sostenne il cosiddetto ritorno all’ordine, partecipò a Valori Plastici e, in seguito a Novecento Come scrittore aderì ancora a “Strapaese” e a “La Ronda”. L’attività scultorea è ben documentata nell’esposizione lericina con una serie di piccoli gessi, corredati dai relativi bozzetti e dai disegni preparatori: spiccano sia la qualità del modellato che l’impossibilità di percepirne appieno gli effetti dovuta a un allestimento quantomeno improvvisato.
Raffaella Fontanarossa
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Era il migliore, un tuttologo grandioso.