Categorie: genova

fino al 20.VII.2003 | Ad Libitum – musica da vedere | La Spezia, Palazzina delle Arti

di - 9 Giugno 2003

Come ripensare il modo di scrivere la musica, come uscire dalle sbarre del pentagramma? Sono vere e proprie partiture le 52 opere presenti, nate dall’eterno tormento avanguardista che indaga come vedere un suono, ma anche come suona(re) il visibile.
Tra gli artisti, i compositori e i poeti (concreti, visivi, sonori) che si sono posti queste domande nello scorcio degli ultimi quarant’anni non poteva mancare Fluxus, ben rappresentata nella varietà degli approcci a un tema così tanto insistito dalla sua ricerca.
Alcune partiture seguono la vocazione performativa, e si configurano come vere e proprie istruzioni per l’uso: così piano piece 1972-73 di Joe Jones, progetto di musica aleatoria in cui micromotori attivano sfere di cotone che poste a contatto con le corde del piano generano suoni casuali, o la xerografia che documenta le performances di Betty Danon.
Altri autori come Dick Higgins e Philip Corner riempiono il pentagramma con forme che dovrebbero evocare i suoni, come l’orecchio di Emmett Williams, del primo, o che lo invadono con una sola scritta, programmatica: One note once. Tra i musicisti di Fluxus, è presente Bernard Heidsieck e il nostrano Giuseppe Chiari, che qui non suona la città come dichiarava in una sua pubblicazione, ma dedica a La Spezia Un solo suono, opera dove indica come comportarsi per eseguire/ascoltare un concerto da un suono solo: Decidi di ascoltare un suono e vedere in ogni rumore solo quel suono. Anime diverse che si trovano indiscutibilmente unite sotto il segno dell’intenzionale non intenzione del padrino John Cage, cui tra l’altro sono tributate diverse opere.
Oltre a Chiari sono presenti altri compositori di grande importanza, come Sylvano Bussotti, il suo allievo Nicola Cisternino, Jean Yves Bosseur, Franco Donatoni, Daniel Goode e infine il compositore-architetto stocastico Iannis Xenakis, che con Arborescenze presenta il grafico che precede la trascrizione in notazione musicale per l’opera Erikhton del 1974.
Interessante l’esperimento di Coco Gordon, eco-artista che da sempre prende la natura come modello per le sue sprimentazioni e qui, in Fringuello ampio, elaborazione digitale del 2001, traduce in segno le modulazioni del canto del fringuello in un gioco di rimandi tra le forme e le caratteristiche sincopi del canto di questo uccello.
I poeti, infine, del calibro di Augusto de Campos, tra i fondatori della poesia concreta,Bob Cobbing e Tomaso Binga per la poesia visuale, Elisabetta Gut, Arrigo Lora Totino, Luciano Ori e l’americana Mary Ellen Solt, con i suoi fiori di parole, tessono un altra trama tra parola suono e immagine.
Tante le opere, diverse le esperienze, non resta che abbandonarsi al flusso di sperimentazione percorrendolo in tutte le combinazioni possibili… ad libitum.

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giovanna gioli
mostra visitata il 31 maggio 2003


Ad Libitum – Musica da vedere,
Palazzina delle arti “L.R. Rosaia” via del Prione236, La Spezia,
Orario: dal mercoledì alla domenica 10,00-12,30/16,00-19,00; il martedì 16,00-19,00; lunedì chiuso. Ingresso: biglietto comprensivo anche della visita al Museo del Sigillo, € 3, ridotto € 2.
Info: tel. 0187 – 778544.
Catalogo a cura di Fernardo Andolcetti, Cosimo Cimino e Mauro Manfredi , Collana I quaderni della Palazzina delle arti, pp.83, € 18


[exibart]

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