‘G8, Il blackout dell’arte’ è la provocatoria iniziativa di una tra le più fertili realtà della giovane arte contemporanea genovese, Kaiman Art and New Trends, piccola galleria del centro antico a due passi dall’Expo, nella Genova più vivace e multietnica. La mostra, forte e volutamente discontinua, è centrata sui problemi e i dibattiti in corso nel mondo della cultura locale all’approssimarsi del fatidico, discusso G8. È quasi un happening: Linda Kaiser, la curatrice dell’iniziativa, ha infatti coinvolto gli otto artisti invitati, estremamente eterogenei per età, tecniche e ricerca creativa, nella produzione di un’opera a tema in tempi brevissimi, comunicandone loro il titolo e l’obiettivo solo otto giorni prima dell’inaugurazione.
Paolo Castaldi, il più anziano, ha presentato un pezzo unico, ‘TOD UND / Résurrection’, partitura per pianoforte – collage che inizia con un memento mori per giungere, tramite una fase che l’autore definisce d’inesistenza rappresentata appunto dall’incontro di luglio, ad una conclusione ottimistica, una risurrezione: ‘teniamo viva la speranza’.
Marco Lavagetto propone ‘Return to Democracy’, un’icastica – e caustica – installazione che raffigura un pacco-bomba inviato dalla Nigeria, emblema della rabbia del terzo mondo soffocato.
Ubaldo Bartolini, il più ‘classico’ degli otto, ha utilizzato la pittura per realizzare un’opera figurativa, un ‘Paesaggio infinito’ che evoca un futuro possibile.
La fotografa Marina Giannobi, dopo la recente personale in questa sede, propone ora una serie di sette immagini realizzate durante una performance del gruppo catalano Fura dels baus. I corpi si muovono sott’acqua, fragili e inconsapevoli come feti, del tutto dipendenti da un boccaglio – cordone ombelicale, in un’efficace metafora intitolata ‘Oxygen’.
Elena Chiesa, invece, nel video VHS ‘Sit-in/White-in/Wipe-off’, propone un mondo bianco come il latte, rassicurante e bellissimo eppure sfumato, indefinito, ambiguo, a perdere.
Si legge invece sullo schermo di un personal computer l’opera di Danilo Premoli, ‘Amo’, un file che gioca con le lettere che compongono il termine riproponendole vertiginosamente, all’infinito, eppure geometriche ed inscritte in quadrati quasi fosse possibile appropriarsene.
Corrado Zeni, il più giovane tra gli artisti invitati, espone la scultura-installazione ‘The players’: otto grassi omini di resina, disposti in cerchio, si danno le spalle. Sono bendati, ed assolutamente identici, a comporre un’immagine ‘divertente’ eppure aspra ed efficace.
La mostra termina, letteralmente, con una performance di Norma Jeane, durante il week end: per ventiquattro ore infatti, la sede di Kaiman Art and New Trends, nel cuore della blindatissima ‘zona rossa’, resterà provocatoriamente aperta, nuda, vuota e assolutamente inoffensiva. Appeso alla parete resterà solo un foglio con scritto, tra l’altro: “…una microscopica sezione del campo di battaglia, che segue altre regole. Completamente al di fuori di ogni logica utilitaristica, con la propria inadeguatezza, offre sé stessa vergine allo stupro ritualizzato degli uomini in divisa, delle decisioni prese altrove, per conto di qualcun altro…”.
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E a che serve sta cosa? Troppo innoqua per dimostrare la pesantezza di ciò che é stata Genova in questi giorni. Dove non era neanche il caso di cantare "Genova per noi ha i giorni tutti uguali..."
In risposta a Bellavista social Forum (ma tu come ti chiami? e da dove scrivi?)
probabilmente hai ragione non "serve" (che termine del cazzo) magari a niente o magari a far pensare anche solo una persona; ma tu l'hai vista la mostra? intanto per cominciare è stata fatta prima che succedesse tutto il casino che sappiamo, poi se tu protesti in un certo modo (pacifico mi auguro) nessuno dovrebbe dirti che è sbagliato e che non "servi" a niente quindi se permetti ognuno protesta con i mezzi e il linguaggio che ritiene più idoneo.
Comunque grazie per la critica costruttiva.
C. Zeni