Inizialmente si chiamava Alberi e frutti dimenticati, ma il titolo faceva pensare ad una componente nostalgica che è assente dalla mostra. “Dimenticare” dice Dioria Fraglica, curatrice del progetto “prevede una rimozione che in realtà non deve compiersi. Guardare al passato non vuol dire contrapporlo al presente, ma rivivere molti dei passaggi che hanno portato la moda, il design, la società ad essere quello che è. Sorprendesi in uno sguardo a posteriori su ciò che all’epoca era avanguardia, coraggio nell’innovare e che oggi ci appare distrattamente un semplice ricordo, un come eravamo”.
La prima sala accoglie quella che Dioria definisce la sorella del design, “perché con esso condivide la progettualità del disegno”, ovvero la moda. Entrando sembra di attraversare la porta del tempo immersi come ci si ritrova tra le gigantografie dei bozzetti-dipinti di Federico Shuberth, il primo rappresentante del made in Italy ad aver conquistato Hollywood, o seguendo il reportage delle collaborazioni intellettuali di Germana Marucelli, grazie alla quale l’Optical di Getulio Alviani fa la sua incursione sulle passerelle. Nella sezione attigua una digressione sull’arte con la selezione di sei opere dal bianco su bianco a luci e vibrazioni di artisti più significativi di quegli anni. Concetti spaziali ed arte cinetica di Enrico Castellani, Lucio Fontana, Getulio Alviani, Paolo Scheggi, Agostino Bonalumi.
Ci si imbatte poi nei primi scatti fatti per i redazionali di moda, con le fotografie pionieristiche di Elsa Haertter per Linea, recuperate dall’Archivio Tremelloni; una per tutte la curiosa fotografia Capri, dove lo charme della modella viene osservato dagli scugnizzi sullo sfondo, un accostamento -contrasto in anticipo di trent’anni rispetto all’arcinota campagna siciliana di Dolce & Gabbana. La passeggiata nella storia della moda si conclude con Walter Albini, cui si deve la creazione del prèt a porter e il conseguente incontro tra industria e stilisti.
Al centro, le installazioni create da Marco Calloni (con l’elaborazione fotografica Gianluca Widmer): serigrafie stampate su pvc a specchio che riproducono a grandezza naturale, per ogni stilista, la presenza di una indossatrice; davanti a ognuna i modelli abbozzati su un telo di voile, il tutto a creare corridoi ricchi di fascino glamour. Sul grande schermo scorrono le immagini delle sfilate e dei back stage di Sergio Salerni, le cui regie trasformarono negli anni ‘80 la moda in spettacolo e le modelle in moderne icone.
Più pezzi descrivono la creatività di Piero Fornasetti: i rimandi al quotidiano (un rotocalco arrotolato come stelo di un lampada), gli eccessi nei decori, l’inventiva nella funzionalità degli oggetti. Il suo Pranzo in piedi, come spiegato nel disegno con appunti che gli fa da sfondo, dovrebbe ospitare tutto l’occorente per un pranzo che non ammette sedia ma non rinuncia al vezzo dei fiori. Tutt’intorno le fotografie inedite di Graziano Arici: sessanta scatti inediti per illustrare il mondo dello spettacolo, della cultura, dell’arte con uno sguardo che ne esalta il lato più intimo e genuino. Il risultato è una mostra che oltre a proporre, come altre esposizioni, la sinergia tra diverse forme espressive riesce finalmente a trasmetterne anche la reciproca complicità.
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daniela mangini
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