Nel centro antico di Genova in Vico del Fieno 13 r, Joyce & Co. è un originale connubio tra una libreria e una galleria d’arte, che predilige mostre di fotografi contemporanei. Fino al 31 agosto presenta F16 – sedici fotografi per il G8, una collettiva che raccoglie opere di due celebri artisti per ciascuno dei Paesi partecipanti al controverso incontro politico che ha avuto luogo in città lo scorso luglio.
Ad introdurre la mostra una struggente immagine di Michael Wells: una mano bianca stringe una piccolissima mano scura, arsa, prosciugata dal sole e dalla fame.
La Francia è presente con un elegantissimo, spiazzante ‘cartoon’ di Pierre et Gilles, che fotografano uno splendido ragazzo luccicante di olio e fard circondato da teschi altrettanto patinati e accattivanti, e col bizzarro autoritratto ‘Hommage à Freud’ di Michel Journiac, nel quale l’autore è irriconoscibile, truccato e travestito a rappresentare i suoi genitori.
Anche la canadese Janieta Eyre realizza un autoritratto multiplo, nel quale si raffigura due volte come un alter ego, ancora più inquietante data la sua storia personale segnata dalla dolorosa perdita della sorella gemella, mentre il connazionale Douglas Kirkland fotografa una diva di Hollywood, un’icona eccessiva e sguaiata del cosiddetto ‘benessere’.
Due intensi ritratti di Nan Goldin e dell’indimenticabile Robert Mapplethorpe testimoniano la presenza degli Stati Uniti, deus ex machina della vita contemporanea come sottolinea l’incisiva immagine del giapponese Daisuke Takiguchi, dove l’identità culturale nazionale è soffocata e irrisa da un gigantesco ‘big brother’ Mickey Mouse. Nobuyoshi Araki, invece, propone una visione dell’autorità militare robotica e grottesca, che evoca i generali di George Grosz.
I tedeschi Jürgen Klauke e Jonathan Meese scelgono soggetti ‘brutti e cattivi’ eppure disperatamente umani, come l’uomo ritratto dall’inglese Philip J. Griffiths in un’immagine così dolorosa da risultare insopportabile, e l’incubo sadomasochista di Nicholas Sinclair, esteticamente ineccepibile quanto aggressivo ed inquietante.
La Russia è rappresentata da una straordinaria fotografia di Aleksandr Rodchenko, che ripropone il tema simbolico della scala ricorrente nell’iconografia sovietica, e di Gueorgui Pinkhassov, che oppone fredde rovine geometriche ai malinconici volti dei bambini.
Per concludere, gli italiani: il giovanissimo, bravo Francesco Arena, fino al 19 agosto presente anche al Museo d’Arte Contemporanea di Villa Croce nell’interessante collettiva ‘Globe’, e il grande Luigi Ghirri, già celebrato lo scorso giugno da una bella retrospettiva da Joyce & Co. Una mostra che offre un’occasione per ripensare gli eventi dello scorso luglio, e il rapporto tra arte, libertà d’espressione e rispetto della molteplicità di culture del mondo.
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