A un anno dalla chiusura per restauri e ampliamenti degli spazi espositivi, l’intero complesso di Santa Maria di Castello si ripresenta alla città, anche in vista dell’appuntamento con il G8, il prossimo luglio.
”Non è un museo”, va detto e lo ha ribadito durante la presentazione Costantino Gilardi, priore del Convento di Santa Maria di Castello. La chiesa e il convento di Santa Maria di Castello, sorti sull’antico castrum, sono stati nei secoli il fulcro delle vicende culturali, sociali e religiose della città. A tutt’oggi la comunità dei domenicani è presente sia nel quartiere che nel tessuto urbano. Lo ha sottolineato Ennio Poleggi, docente presso la facoltà di Architettura genovese, come slancio verso la riqualificazione dell’intero centro storico, il più grande d’Europa, tanto più significativo proprio perché muove da questo luogo simbolo.
Il nuovo percorso museologico raccoglie gli arredi e le collezioni provenienti dalla stessa Santa Maria di Castello e dai monasteri soppressi. E’ il caso dei conventi delle monache domenicane genovesi (Santi Giacomo e Filippo all’Acquasola, San Silvestro, fondato nel 1449 proprio nel castello e Santo Spirito, già sito accanto al Palazzo del Principe a Fassolo) e del monastero di Santa Caterina di Taggia, nel Ponente ligure. Dunque un museo di materiali etereogenei, disposto secondo una scansione cronologica e tipologica. Dai reperti romani a quelli d’epoca longobarda; i segni della chiesa romanica e quelli connessi col rinnovo delle cappelle gentilizie. Un “effetto scatole cinesi”, come l’anno definito gli stessi curatori, che prosegue anche all’esterno del complesso dei domenicani: la facciata romanica, il dedalo dei carugi, il doppio ordine del chiostro, le logge, il giardino, le cisterne.
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