Occorre suonare per accedere a questo piccolo museo ingauno: il pesante portone di un pregevolissimo palazzotto Seicentesco (Palazzo Peloso Cipolla) si aprirà e dietro di esso si sveleranno gli abissi misteriosi dei fondali marini. Il museo contiene una ricca sezione di archeologia marina costituitasi dal 1950 in seguito al ritrovamento, sui fondali dell’isola Gallinara (SV), di una nave onoraria degli inizi del I secolo a.c. La campagna di scavo intrapresa dalla nave Artiglio per iniziativa del prof. Nino Lamboglia costituì una delle primissime, se non la prima, campagna archeologia sottomarina sistematica in Italia.
Il museo propone, attraverso un allestimento semplice ed essenziale, il ricostruito scafo della nave romana e i ritrovamenti delle esplorazioni del ‘50 e della seconda fase del 1962. La visita è accompagnata da interessanti pannelli con schede illustrative che descrivono dettagliatamente la storia dell’archeologia marina, le imprese della nave Artiglio, il carico della nave e le particolarità dello scafo. Di forte impatto scenografico l’esposizione di numerosissime anfore vinarie, collocate secondo la disposizione originaria del carico e coperte dalla tipica patina dovuta alla loro centenaria permanenza negli abissi marini. La campagna sottomarina, segnando di fatto la nascita dell’archeologia subaquea mediterranea, prese avvio grazie al ritrovamento, nei mari prospicienti Albenga (antico municipium romano di Albingaunum) di anfore di tipo Dressel 1B; su segnalazione di pescatori locali, portò alla luce oltre alle numerosissime anfore (728), pile di piatti e coppe di ceramica a vernice nera collocate tra i vuoti delle anfore, tre elmi di bronzo, la cosiddetta “ruota di manovra” in piombo, oltre a numerosi elementi lignei dello scafo. Tutti questi “pezzi” costituirono il nucleo di base dell’allora costituendo “Museo Navale Romano” (1960). Sempre grazie ai supporti didattici possiamo apprendere numerose informazioni sulle navi romane, ad esempio una sezione longitudinale effettuata sul relitto stima in oltre 10.000 anfore il carico di questa nave lunga oltre 40 m e larga 10. Interessante notare la disposizione di almeno 5 strati sovrapposti che sfruttano appieno lo spazio della stiva. (l’allesimento rispecchia esattamente la collocazione originaria). Completano la dotazione del museo anche i ritrovamenti della nave “a dolia” affondata verso la metà del I sec a.c. ad un miglio della costa di Diano Marina, scoperta nel 1975. Le anfore ritrovate sono di tipo differente e più leggere rispetto al ritrovamento precedente, probabilmente contenevano mosto e vengono classificate di forma Dressel 2/4, ed inoltre si hanno anche 14 grossi “Dolia” tenuti fissi da paratie lignee. Un museo interessante, avvolgente e discreto, costituito praticamente da un solo salone del seicentesco palazzotto, piccolo, silenzioso…a pochi passi dalla spiaggia e da quegli abissi crocevia di commerci in epoca romana.
G. A.
[visitato il 12 Febbraio 2001]
A Milano, il lancio del volume FAITH e una mostra dedicata alle nuove sculture di Ahuva Zeloof, nate da pietre…
Lo storico spazio fondato negli anni Ottanta inaugura un nuovo corso con una mostra che indaga il concetto di soglia…
È giallo sulla morte di una delle voci più taglienti del sistema dell’arte internazionale. Il suo corpo è stato ritrovato…
Gaia De Megni presenta alla Casa degli Artisti di Milano una mostra dedicata alle figure femminili rimaste ai margini della…
Fare del museo un luogo di confronto aperto tra arte, scienza e spiritualità: con questa premessa il museo Madre presenta…
Una selezione degli spettacoli e dei festival più interessanti della settimana, dal 2 al 7 giugno, in scena nei teatri…