Speriamo che vi siano novitĂ nei prossimi giorni, se non nelle prossime ore, visto che allâopening dalla 56esima Biennale di Venezia mancano poco meno di 2 mesi. A quali news ci riferiamo? A quelle inerenti allâormai unico Padiglione mancante nel puzzle delle partecipazioni nazionali: il nostro, lâItalia. Per sapere come è composto, oltre i nomi che vi abbiano anticipato: Paladino, Biasucci, Arcangeli e Marco SamorĂŹ, bisogna attendere il 26 marzo, data della conferenza stampa indetta dal curatore Vincenzo Trione
Ieri anche Singapore ha annunciato il suo artista, Charles Lim, segno che anche Paesi ben lontani dal dover far bella figura in laguna ce la mettono tutta per riuscirci in tempo.
Noi siamo ben lungi anche dallâavere sostegno economico verso i nostri, e come vi abbiamo recentemente raccontato Vincenzo Trione ha chiesto aiuto economico al Comitato delle Fondazioni per lâArte Contemporanea del Belpaese ricevendo un due di picche. Ora, un altro schiaffo allâItalia arriva da un Paese che tutti sentiamo âvicinoâ a noi: gli Stati Uniti.
Ă infatti notizia di queste ore che la Helen Frankenthaler Foundation abbia impegnato qualcosa come 200mila dollari per il Padiglione USA che questâanno schiera (come sappiamo da molto tempo) la grande Joan Jonas, recentemente vista nella splendida retrospettiva milanese allâHangarBicocca.
La Jonas creerĂ nuovi lavori per i cinque ambienti del padiglione ai Giardini, trasformandoli in uno âspazio immersivo dinamicoâ.
Cosa farĂ o meno Joan Jonas ora è del tutto indifferente; quello che invece fa la differenza è che lâItalia continua a dimostrare di prendere sotto gamba, per usare un eufemismo, unâoccasione come la Biennale per dimostrare il proprio valore. Chi metterebbe del denaro a queste condizioni, e soprattutto perchĂŠ dovrebbe? Continuiamo cosĂŹ, e poi non lamentiamoci, però, che i curatori internazionali hanno una considerazione dei nostri artisti che vale meno del 3 per cento. (MB)