Categorie: Il fatto

Favara, Alcatraz

di - 5 Agosto 2017
Millequattrocentotrentasette euro: è la cifra, comprovata dal bollettino di pagamento, per “Occupazione di suolo pubblico” al Comune di Favara, da parte del Farm Cultural Park. Poi, nei giorni scorsi, la fiamma: due installazioni, “Equilatera” e “Butterfly Home”, devono essere rimosse dai cortili perché installate senza le dovute autorizzazioni. O almeno così ha detto il Comune. Peccato che Andrea Bartoli e Florinda Sajeva, responsabili di Farm Cultural Park, hanno messo in luce proprio l’avvenuta corrispondenza dell’onere al municipio del paese in provincia di Agrigento.
Un’area geografica italiana non solo “depressa”, ma anche fortemente infiltrata dalla malavita organizzata, e dove il Farm Cultural Park è un piccolo tesoro di bellezza e creatività da difendere.
Peccato, ancora, che nessuno ci stia pensando e che anzi, dalla parte dell’ufficialità in queste ore si stia facendo di tutto per mettere i bastoni tra le ruote delle attività dell’associazione
Le opere contestate, “Butterfly Home” e il Padiglione Equilatera, sono costituite rispettivamente da una “pedana in legno avente forma trapezoidale di 13 metri e mezzo per cinque con una struttura in ferro e legno costituita da panche e tavoli con una superficie totale di 53 metri quadrati e una struttura a capanna in legno”, si legge nella descrizione dell’ordinanza per abusivismo. La sanzione indicata per rientrare nella legalità andrebbe dai 2mila ai 20mila euro. Peccato però che ora Sajeva e Bartoli non solo debbano continuare a difendersi rispetto alla regolarità del loro operato, ma anche dai sigilli. Già, ieri sono arrivati pure loro, nonostante nella sede del Comune si fosse svolto un tavolo di confronto alla presenza del Sindaco, dei rappresentanti di Farm Cultural Park e dei tecnici. Sul tavolo si era messo l’impegno dell’amministrazione alla revoca dell’ordinanza di ripristino dei luoghi e alla definizione di una convenzione di gestione dei “cortili” di Favara, fino al riconoscimento della Farm quale luogo di interesse pubblico. Una soluzione logica, che ci chiediamo come mai non si arrivata prima dal municipio.
E invece, sgambetto. Un’azione contro la quale si è scagliata anche Federculture: «Questa vicenda tanto assurda quanto grave è purtroppo l’espressione di una gestione paradossale della cosa pubblica, di un’amministrazione in balia di una burocrazia ottusa che esercita un potere ciecamente intransigente a danno dell’intera comunità. Farm Cultural Park, come è noto, è una realtà culturale e artistica di eccellenza, un esempio di rigenerazione urbana di livello internazionale, che dovrebbe essere sostenuto e portato come fiore all’occhiello dall’amministrazione locale. Invece, ci si avvita in una folle vicenda di sigilli e ordinanze che avranno come unico effetto quello di vanificare il lavoro portato avanti instancabilmente e coraggiosamente da Florinda e Andrea a Farm Cultural Park e dimostrare che oggi, in Sicilia, è difficile se non impossibile dare vita ad un’impresa culturale sana ed efficace», ha dichiarato Claudio Bocci, direttore di Federculture. Ogni commento è superfluo, ma invitiamo il comune a guardarsi un poco intorno: siamo sicuri che a Favara e dintorni di “abusi” e incompiuti se ne troverebbero parecchi. Ma forse non appartengono alle persone giuste, giusto? (MB)

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  • Non è solo eccesso di burocrazia quello a cui si sta assistendo a Favara (Sicilia), ma sembra ogni giorno di più che il ''sistema'' politico del piccolo paese si stia facendo ragione mediante un'azione irrevocabile che lo vede ''contro'' FARM Cultural Park ed i suoi fondatori, che da una decina di anni si applicano con innovativi modelli e costante impegno al progresso di un territorio che versava nell'incuria e lontano da ogni iniziativa culturale degna di questo nome.

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