Si chiama Rachid Kassim, faceva il DJ. Ha 29 anni, la barba lunga, e uno dei suoi pezzi era intitolato “Io sono un terrorista”. Già le vediamo le orde di ragazzini, e non solo, ballare o ascoltare con il vezzo della spavalderia, il messaggio trasgressivo. Rachid Kassim, secondo i servizi francesi, sarebbe il mandante della strage di Marsiglia, dell’ammazzamento del prete a Rouen, dell’assassinio della coppia di poliziotti, e anche dello sventato attentato alla stazione Lyon di Parigi, ad opera di tre fedelissime a quel califfato che non esiste sulla carta ma a cui si deve trovare un volto. Già, perché nell’ipotesi complottistica che Kassim possa essere un personaggio ideato a tavolino dalla gendarmerie, quello che l’Europa tutto e il mondo occidentale sta cercando a tutti i costi è trovare il volto del male.
Ce lo hanno insegnato da tempo immemore: da sempre c’è un colpevole, e se non lo si può vedere, se non lo si può trovare, allora forse – per il quieto vivere – sarà meglio inventarselo.
Kassim, in questo caso, pare “disperso” dal 2012 tra la Siria e l’Iraq, al fianco degli Jihiadisti, assiduo sui social network per “dare istruzioni”. Vedremo se da qui, forse, si potrà catturare nonostante l’uso di Telegram, il servizio codificato di messaggistica internet preferito dai terroristi perché più “blindato” nei confronti dell’esterno. Vedremo, finalmente, in faccia il diavolo? O sarà semplicemente uno dei tanti mostri con i quali, quotidianamente, dobbiamo far di conto? (MB)