Categorie: Il fatto

La coscienza pulita. In un hashtag |

di - 17 Febbraio 2015
Paladini della giustizia, ieri e oggi, nascosti dall’indifferenza. Sembra un paradosso, e invece tra poco vi illustreremo come sia possibile, secondo il nostro punto di vista.
Se ieri il disinteresse era facilmente smascherabile, e a volte finiva in quella codardia che ci richiama alla mente Don Abbondio, oggi è ben più facile occultare l’ignavia con una simulazione d’impegno: basta un post, almeno in apparenza. Poi, nella vita reale, ognuno fa i conti con sé stesso, forse.
A turno siamo diventati Charlie (il caso più eclatante), a turno – secondo il nostro credo politico – israeliani o palestinesi, ucraini, o categorie più vaste: ambientalisti, animalisti. E attivisti veri? Difficile, se ci si lava la coscienza con un post, con la condivisione di un’immagine, di un logo. Questo fenomeno, interessante perchè dà la misura dell’appeal di un fatto di cronaca, nel rivelare la portata mediatica e sociale di un avvenimento, cela appunto l’interesse da “comunicazione”. E che non il sapere, non è “conoscenza”, come aveva sottolineato egregiamente Mario Perniola nel suo saggio Contro la comunicazione, dove si legge: “La comunicazione è nemica delle idee perché le è essenziale dissolvere tutti i contenuti”. Che questo atteggiamento di “copia e incolla” di simboli sia ad appannaggio del popolo lo sappiamo, ma l’arte come si comporta?
Mette in scena azioni: pensiamo ai coraggiosi artisti messicani che sono stati in piedi nudi, in pubblico, per protestare contro le uccisioni degli studenti. Pensiamo al giovane coreografo Ermen Gunduz, che era stato fermo cinque ore, in piedi a sua volta, in piazza Taksim a Istanbul, innescando un’altra forma di protesta, silenziosa, e rubata oggi da quel gruppo di fanatici protofascisti e contro i diritti civili che portano il nome di “Sentinelle in piedi”, che si elevano con la loro morale nelle piazze italiane, disturbati da qualche performer inconsapevole che porta in mano il Mein Kampf in risposta.
Immagini ripostate, condivise, commentate per periodi più o meno lunghi che hanno segnato cosa? Un accesso di attivismo attraverso i social media vicino alle forme di protesta pubblica? O forse uno schieramento diluito, con la consapevolezza che una foto ripostata di certo non metterà a rischio la propria posizione, ma sistemerà una fettina di coscienza, il tempo di cliccare un cuoricino su instagram o un pollice alzato su facebook.
E gli hashtag, accentratori di una nuova forma politica, di cooperazione e modus operandi per compattare gruppi, sono davvero sufficienti?
Malcolm Gladwell, dalle pagine del New Yorker, aveva detto no: post, share, hashtag sono sinonimi di un attivismo sociale equivalente a quello degli zombie, altro che pensiero debole. Il grande numero che riscontriamo è dovuto alla facilità, contrariamente a quello che è lo scendere in piazza. E allora, a cosa serve piangere sui social? A cosa le prediche? A chi le condivisioni? Si apriranno ancora nuovi scenari: da quale parte li guarderemo?

Articoli recenti

  • Mostre

Performing Research: tracce, paesaggi e visioni della ricerca artistica

Al Complesso Monumentale del San Giovanni a Catanzaro prende forma Performing Research, mostra in programma fino al 15 maggio che…

13 Marzo 2026 0:02
  • Attualità

Biennale nel caos sul Padiglione Russia. Giuli chiede le dimissioni della consigliera MiC

Dopo le polemiche sul ritorno della Russia alla Biennale Arte 2026, il ministro Alessandro Giuli ha chiesto le dimissioni di…

12 Marzo 2026 20:25
  • Arte contemporanea

Max Mara Art Prize for Women: le cinque finaliste della prima edizione nomadica

Annunciate le cinque finaliste della decima edizione del Max Mara Art Prize for Women: il premio inaugura una nuova fase…

12 Marzo 2026 18:10
  • Mercato

Il mercato dell’arte globale è tornato a crescere

A dirlo è il nuovo Art Basel and UBS Global Art Market Report 2026: buona ripresa per le vendite di…

12 Marzo 2026 17:58
  • Musei

Nelle rinnovate Galleries del V&A di Londra c’è anche un frammento d’Italia

Alla riapertura delle Gilbert Galleries del Victoria & Albert Museum di Londra, trova spazio anche la tradizione italiana del micromosaico,…

12 Marzo 2026 17:12
  • Architettura

Il prestigioso Pritzker Prize 2026 assegnato all’architetto cileno Smiljan Radic Clarke

La 55ma edizione del Pritzker Architecture Prize, il riconoscimento di architettura più prestigioso al mondo, è stata assegnata al cileno…

12 Marzo 2026 15:00