Categorie: Il fatto

La moda della diversità

di - 28 Febbraio 2015
Tra poco aprirà il suo museo a Milano. E forse, dopo dozzine di anni di onorata carriera, ci voleva. Sì, perché Giorgio Armani, non è stato solo uno stilista, ma un imprenditore vero e proprio e antesignano di quei caratteri tricolori che oggi riempiono le bocche di “gusto italiano” e simili refrain.
E come l’arte che sempre osserva, anche la moda prende le parti del mondo, e dalle passerelle della fashion week milanese Re Giorgio dà una bella lezione di quel che significhi “vestire” il corpo femminile oggi, facendo riferimento alle tragedie della cultura sotto lo Stato Islamico e alle battaglie in rosa che tutt’ora infiammano mezzo mondo. Soffocate spesso, ma certamente udite, da chi ha orecchie per intendere: «Non voglio fare un discorso politico e pretestuoso. Però vedo che le ragazze oggi desiderano essere donne toste, maschili, aggressive. Io credo in questo spirito fiero, in questa voglia di non piegarsi mai di fronte a chi vuole calpestare i tuoi diritti. Con la nuova collezione di Emporio sono tornato alle origini di questo marchio e ho provato a dare un abito a questi pensieri», ha spiegato lo stilista del greige, che ha fatto di una sobrietà disarmante e per i detrattori piuttosto uguale a sé stessa il suo cavallo di battaglia, ma che stavolta invece ha alzato il tiro.
Il segreto dell’uguaglianza? Sta nell’accettare la diversità. Semplice e lampante. E come dice Armani «La tendenza va verso generi meno definiti e convenzionali». Certo, per chi vive in presa diretta la “strada” quotidianamente (donne, diversi, artisti, dissidenti, contestatori) è la scoperta dell’acqua calda, e come sappiamo la moda è il campo dove più di ogni altro si sono mischiati generi e gender, eppure «In un mondo globalizzato, continuo a pensare che la contaminazione di mondi, culture e tradizioni sia una delle migliori risposte a chi ci butta indietro nel tempo e ci pensa uno contro l’altro». E se lo dice Mister Armani, che di mondo globale se ne intende, c’è il caso che qualcuno possa far sua questa nuova “traccia”. Non sarà tanto, ma chi ben comincia…

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