Categorie: Il fatto

La nuvola vagante |

di - 3 Maggio 2017
Il Centro Congressi che ospita la celebre “Nuvola” di Massimiliano Fuksas, all’EUR, è stato “consegnato” a Roma lo scorso 30 ottobre, alla presenza di Matteo Renzi e di Virginia Raggi, che aveva dichiarato che «Gli sprechi non potranno mai vedere d’accordo la Giunta 5 Stelle». Il riferimento poco carino era ai quasi vent’anni di attesa dell’opera. La giuria del bando per la costruzione del Centro, presieduta da Norman Foster, aveva infatti proclamato Fuksas vincitore il 16 febbraio 2000. Il costo previsto – riportano le cronache – all’inizio era di 275 milioni di euro, ma la cifra complessiva della spesa oggi è stata pari a 413 milioni di euro, con la “Nuvola” e il Centro completati grazie alla legge di Stabilità. Peccato che ora pare sia saltata fuori una nuova magagna: il Centro è stato traslato di 2 metri rispetto al punto esatto in cui sarebbe dovuto sorgere, invadendo il marciapiede su viale Europa.
Un errorino, verrebbe da dire, vista la storia infinita, le polemiche, gli attacchi. La colpa? Pare tutto nato da uno sbaglio nell’individuazione di quello che in architettura si chiama “punto zero”, ovvero il punto dove iniziare a realizzare l’edificio. Ma era il 2008, quando iniziarono i lavori. E chi si ricorda di quel che successe, no? O forse qualcuno si: Fuksas, riporta “Il Fatto Quotidiano”, “Non voler rilasciare dichiarazioni”, mentre la società appaltatrice si è lavata le mani dicendo che ha lavorato sulle carte fornite.
Chi pagherà ora, per la svista? La Pubblica amministrazione. Il danno? Una cifra irrisoria, se si pensa a quella spesa: 200-300mila euro, circa, alla quale forse verrà chiesto rimborso da Eur Spa, ente a cui facevano capo i dirigenti e i direttori dei lavori. E intanto il capogruppo alla Camera di Fratelli d’Italia, Fabio Rampelli, sta per presentare un’interrogazione parlamentare, perché la “Nuvola” è stata realizzata – per il 90 per cento – grazie a fondi statali. Ma suvvia, Signori, si sa bene che le nuvole sono entità mobili, e non poco. Un po’ come i soldi, che vanno e vengono. (MB)

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