Categorie: Il fatto

La “promozione” sì, ma non del turismo

di - 2 Ottobre 2015
Il Paese della cuccagna, che tanto punta sul turismo, ha ricevuto un’altra bella doccia fredda. Stavolta è Gian Antonio Stella, che dalle pagine del Corriere denuncia lo stato dell’Enit, Ente Nazionale per il Turismo Italiano che – rinnovato l’anno scorso e con oggi a capo il commissario Cristiano Radaelli e la Presidente Evelina Christillin, non ha cambiato nulla del suo “status”, e anzi vede i dipendenti sul piede di guerra per quello che dovrebbe essere il vero cambiamento d’indirizzo dell’istituzione, da ente statale ad agenzia per il turismo.
Perché? Perché verrebbero a cadere una serie di stipendi d’oro, oltre che allucinanti costi per mantenere 23 sedi nel mondo (davvero utili? Abbiamo qualche dubbio) di cui solo quella newyorchese al Rockefeller Center pare costi 400mila euro l’anno o, quella di Vienna, che spende annualmente 20mila euro di quotidiani.
Insomma, il tanto paventato «Strumento snello, efficiente ed efficace in grado di affrontare le grandi sfide e cogliere le enormi opportunità rappresentate dalla crescita esponenziale del turismo internazionale», come lo aveva definito Franceschini al momento della sua ristrutturazione, pare ancora destinato a restare nel fango.
Il Ministro del Mibact, per altri due giorni a Pietrarsa agli Stati Generali del Turismo, oggi ha comunicato che sull’argomento siamo in crescita del 3,1 per cento rispetto a luglio 2014. 
L’Enit, però, non è stato toccato tra gli argomenti. «I dati confermano la grande ripresa del settore del turismo in Italia grazie anche a una stagione estiva da record e ci incoraggiano a proseguire sul cammino intrapreso. Possiamo cominciare a ragionare sulla promozione dell’Italia come museo diffuso che deve attirare turismo colto, intelligente e sostenibile, capace di apprezzare non solo le grandi città d’arte ma anche il ricco patrimonio dell’intero territorio nazionale», ha dichiarato Franceschini. Il risultato, dunque, sarebbe da associarsi solo all’imprenditorialità degli italiani?
Stando a questi fatti sembrerebbe proprio di sì, visto che pare che l’Enit riservi alla promozione vera e propria dell’Italia solo alcune centinaia di migliaia di euro. “Briciole, rispetto alla settantina di milioni che mediamente spendono la Francia, la Gran Bretagna o la Spagna. Da noi se ne va quasi tutto nelle spese di gestione e nel personale”, scrive Stella, riportando i numeri: l’ente mantiene 78 dipendenti per 6,7 milioni di stipendi nel 2014; 86mila euro a testa, circa. Altro che promozione! (MB)

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