Categorie: Il fatto

La viltà del terrore

di - 19 Marzo 2015
Difficile, anche oggi, scrivere di violenza. E non solo perché ormai da tempo e ogni giorno, ci siamo abituati a leggere di attentati, esecuzioni, stragi, per mano di quel fantomatico Stato Islamico che sta mettendo a fuoco non solo il Medio Oriente ma anche il Nord Africa. Eppure, ancora una volta, quello che fa rabbia è il carattere vile di questo “modus operandi”. Come è successo con Charlie Hebdo, anche l’attacco che si è consumato al Museo del Bardo di Tunisi, perla dell’archeologia della città, ha i crismi della violenza verso i più deboli, di un bullismo – passateci questo termine “soft” rispetto al contesto – esasperato. Eppure sono ancora una volta i terroristi a rimarcare, anche in questa occasione, la loro natura di “deboli”, nella volontà di colpire spazi inermi come quelli di un museo con 200 visitatori, anziché i palazzi del governo.
Un’altra azione simbolica, che finisce orrendamente nel sangue. Il commando stavolta era formato da tre miliziani armati, travestiti da soldati semplici, ha riferito il Ministero dell’Interno tunisino, e secondo i media locali la strage è stata subito rivendicata dall’Isis. In mezzo, tra le dozzine di vittime anche italiani (al museo era presente una delegazione  di alcuni dipendenti del comune di Torino), francesi, spagnoli, inglesi: turisti che volevano solamente visitare il museo arabo più antico del mondo, con i suoi tesori. Che si sono trovati immersi nella trappola della storia, in un luogo che non è stato scelto a caso, ma che continua a fare parte della tipologia dei simboli che l’Islam fondamentalista vuole cancellare con la loro storia, colpevole di non essere in linea con gli insegnamenti del profeta. Una storia più arcaica, venuta migliaia di anni prima e che andrebbe solamente omaggiata, conservata, amata. Viene da dire solamente “basta!”. Basta a questa carneficina di innocenti, basta a questo medioevo che quotidianamente ci si infila sottopelle, che attiva una strana paura mischiata ad una nuova xenofobia. Che non può essere degna del mondo del 2015. Perché passata la cronaca (e il dolore delle famiglie delle vittime) resta la cruda realtà, ovvero che interi Paesi sono oggi tenuti in scacco da chi non merita appello, e che va solo fermato.

Articoli recenti

  • Mostre

Un gesto semplice, una presenza totale. Klaus Rinke, a Bergamo

Con una selezione di alcuni dei suoi lavori più iconici, la galleria di Thomas Brambilla ospita fino al prossimo 20…

11 Febbraio 2026 0:02
  • Musei

Chiara Gatti direttrice pro tempore del Museo Nivola di Orani, in attesa del bando

Chiara Gatti è stata nominata direttrice pro tempore del Museo Nivola di Orani, in attesa del nuovo bando. Continuerà a…

10 Febbraio 2026 19:53
  • Mostre

Dentro Casa Italia alla Triennale Milano, dove le Muse greche ispirano la mostra dei Giochi Olimpici

L’appello alla Musa classica unisce arte e sport con una mostra che ricorda il valore fondante delle Olimpiadi. Attraverso una…

10 Febbraio 2026 18:32
  • Mercato

Com’è andata Art Fair Philippines 2026: 5 artisti locali (e non solo) da tenere d’occhio

Cala il sipario sulla fiera di Manila. Ecco com'è andata tra gallerie locali e internazionali, progetti speciali e nuovi protagonisti…

10 Febbraio 2026 16:58
  • Mostre

La ricerca del tempo discontinuo dell’arte: una mostra alla Fondazione Memmo di Roma

Alla Fondazione Memmo di Roma, il ciclo di mostre collettive prosegue con una esposizione che indaga il tempo come costruzione…

10 Febbraio 2026 15:30
  • Arte contemporanea

Alla Biennale di Sydney 2026 la memoria sarà uno spazio vivo e conteso

La 25ma Biennale di Sydney, curata da Hoor Al Qasimi, costruisce una mappa di voci marginali, mettendo in relazione comunità…

10 Febbraio 2026 13:30