Categorie: Il fatto

L’eccellenza che non paga

di - 22 Aprile 2015
Non riusciva a pagare l’affitto, così ha mollato la professione di giornalista. Poi, destino beffardo, è stato insignito del Premio Pulitzer 2015, il più prestigioso dei riconoscimenti letterari e della carta stampata.
La storia arriva dalla California, e ha come protagonista il 39enne Rob Kuznia, 39 anni, che ha lasciato il Daily Breeze, piccolo giornale con sede a Torrance che ha ricevuto l’onorificenza grazie a un’inchiesta sulla corruzione nelle scuole. «I miei capi mi avevano dato un aumento, ma non era abbastanza per vivere a Los Angeles», ha spiegato l’ex giornalista, che da sei mesi è agente in una fondazione.
Stavolta, per fortuna, non ci siamo in mezzo. Ma forse solamente perché da noi la brutta storia dei pagamenti all’osso (quando non addirittura mancanti) per molte penne e non solo, di testate di ogni genere, è pane quotidiano. Poco consolante se anche negli Stati Uniti, un tempo il Paese delle opportunità, lo staff delle redazioni sia calato di oltre il 6 per cento negli ultimi due anni.
È, anche in questo caso, la dimostrazione che i lavori della cultura e dell’informazione come diritto del cittadino sono trattati all’acqua di rose non solo dai piccoli editori, ma anche dalle grandi holding, che hanno ristrutturato i loro organici tagliando “personale” per far fronte a quella crisi che – sempre in meno – possono raccontare. Ma che sempre più professionisti vivono sulla propria pelle. E che cosa diventa il giornalismo quando non è tutelato, promosso, sostenuto? Una sorta di hobby per coloro che possono permettersi di “lavorare non lavorando”? O forse, peggio ancora, un optional che, in quanto tale, ha decisamente meno valenza sociale di quella gli spetterebbe. E un disincentivo assoluto per i giovani che vorrebbero fare della passione dello scrivere un mestiere. Meglio starne alla larga, o no? (MB)

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