Categorie: Il fatto

Letteratura e chiaroveggenza

di - 10 Gennaio 2015
Terroristi e ostaggi uccisi, Parigi a ferro e fuoco, storie che appartengono ad un film thriller politico, più che alla realtà. E invece le ultime 72 ore francesi hanno risvegliato il terrore delle coscienze e – come abbiamo già ribadito – il rischio che la paura dell’altro, un incontrollato regime xenofobo, possa avanzare e farsi largo in una nuova epoca fintamente democratica, è uno degli scenari possibili. Chissà che cosa avrebbe detto Jean Baudrillard, lui che l’orrore dell’11 settembre l’aveva letto come il grande evento, lui che lucidamente parlava di società e difficilmente di religione. Lui che aveva un senso innato nel raccontare le icone che ci accompagnano, ancora, quotidianamente.
E chissà che avrebbe detto del nuovo romanzo di Michel Houllebecq, Soumission, che tutti hanno raccontato come l’epilogo politico francese, piegato all’Islam. Fermandosi al titolo, e alle poche e stringatissime informazioni che ne hanno riportato i media, sembrerebbe un volume alla “1984”, dove gli eroi cercando di fuggire al potere dominante, mentre in Soumission l’accademico François si “sottomette” al nuovo corso della Francia, governata dal nuovo capo Mohammed Ben Abbes, che sconfigge Marine Le Pen nel 2022.
Ma non è un atteggiamento di rinuncia, di orrore per il veder negati di punto in bianco i propri valori: Soumission è la storia di un tradimento senza vergogna, dove a vincere è la venalità prevedibile (e manipolabile) e la lussuria dell’uomo metropolitano moderno, intellettuale o altro.
François è felice di sottomettersi al nuovo ordine perché i nuovi proprietari sauditi della Sorbona, dove insegna, pagano molto meglio e lui, che ha numerosi flirt con le sue studentesse, può essere finalmente poligamo “legalizzato”. Con una 40enne che gli cucina e una 15enne che fa altre cose.
Satira, certo, ma come sappiamo già in passato Houllebecq aveva fatto centro con quelle che si definiscono “premonizioni”, ma che Pasolini descriveva come le cose che sanno gli intellettuali, quegli eventi che chi sa osservare il mondo può immaginare.  Nel volume Piattaforma, sempre di Houellebecq, era ancora il sesso ad essere la merce di scambio, ma visto dalla parte del mondo dove si vende per la maggiore: la Thailandia. Qui, però, quella frangia violenta di una religione che è ossessionata per il sesso e per le immagini, fece saltare in aria il resort dove il romanzo si svolgeva. Pochi mesi dopo, l’identica scena, si svolse nella realtà, a Bali.
Ma pensiamo allo stesso Orwell, pensiamo a J.G. Ballard, a quei grandi sociologi che erano Barthes o, più vicini alla nostra, Paul Virilio.
E allora, su cosa dovremmo insistere? Sul fatto che Houellebecq – e non a caso “Charlie” gli aveva dedicato la copertina di questa settimana – non deve essere messo a tacere nel nome di un “rispetto”. Il miglior modo per vendicare le vittime di questo attacco è, probabilmente, rispondere con l’ironia della libertà. É vero, lo abbiamo detto e ribadito, ma quello che ci hanno insegnato l’arte e le lettere è la capacità di poter guardare il mondo da un’altra prospettiva e darci chiavi per riflettere sul presente.
E forse queste discipline possono essere ancora, a volte, le ultime armi per difendersi da una sottomissione facile, indolore, senza dialogo e senza lotta. E che attraversa l’Islam così come il Cristianesimo, dagli Emirati al Portogallo. E visto che ancora una volta si è capito che dialogo, unione, volontà e coraggio di guardarsi in faccia non possono essere concetti vuoti, se si vuole vivere degnamente, vi proponiamo il contraltare del romanzo dello scrittore francese: Vita sessuale di un fervente musulmano a Parigi, dell’autrice algerina Leïla Marouane, edito nel 2011. Qui si parla di un perfetto islamico, cresciuto nella banlieue di Saint-Ouen, tra lettura di versetti del Corano, riunioni di famiglia e una madre decisamente schiacciante. Indovinate un po’ a chi si sottometterà il nostro fervente musulmano con un impiego in banca? Al più bieco modus vivendi dell’occidentale fatto – potremmo dire – di “social”. L’antifona è chiara. E la lettura, la cultura, un buon vaccino per evitare colpi di sole. (MB)

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