Categorie: Il fatto

Musei nebbiosi

di - 30 Ottobre 2015
I musei del futuro, e sono tantissimi in Italia – oltre cento – in base ai funzionari di terza fascia nominati due giorni fa, dovranno dotarsi di uno statuto autonomo, di finanze proprie, di una politica trasparente di gestione dei fondi, dei ricavi e delle spese.
Ma chi sono questi direttori? Per l’elenco completo vi rimandiamo al sito del Mibact, ma in soldoni sono tutti già dentro le maglie del Ministero, sia che si tratti di storici o archeologi o architetti. Il problema è: chi sono? E quali titoli hanno per rivestire gli incarichi gestionali? Siamo alle solite, e a gettare la pulce nell’orecchio sono i sindacati della Confsal-Unsa che “esprime pieno dissenso circa le modalità con le quali si è proceduto nella selezione dei candidati in quanto in taluni casi non si è tenuto conto dei requisiti e pertanto si ha il fondato sospetto che non siano stati rispettati i criteri oggettivi da parte della Direzione Generale Musei Conferimento dell’incarico di direzione dei luoghi della cultura”, si legge in una nota rilasciata nella serata di ieri.
Difficile, in effetti, sapere dove si andrà a parare con questa riforma nonostante le parole sempre positive di Franceschini, specialmente perché la riforma è stata dettata dalle linee guida dell’International Council of Museums, che articola le istituzioni in aree professionali e, come abbiamo ricordato, accanto al direttore potrà essere nominato un curatore, un responsabile dei rapporti con il pubblico e un altro per l’amministrazione e gli allestimenti e la sicurezza.
Cinque figure dunque che, dove verranno prese? Nello stesso calderone? O si faranno concorsi? Ma soprattutto, perché il Mibact ha indetto una valutazione per i venti “supermusei” mentre per questi “poveri” tra cui figurano la Galleria Nazionale di Parma, il Cenacolo Vinciano, Castel Sant’Elmo o Miramare a Trieste si è pescato nei “già presenti”? Una procedura di snellimento? Un po’ di fretta, forse (MB)

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