Categorie: Il fatto

Opere e appartenenza. | Anche nella politica

di - 20 Luglio 2016
Niente e nessuno viene risparmiato dai conflitti e dai loro strascichi, nemmeno l’arte. Il conflitto tra Russia e Ucraina, che ancora continua lungo il confine tra i due Paesi, portò nel 2014 alla discussa annessione della Crimea ad opera dell’esercito russo, un atto da molti giudicato una palese violazione del diritto internazionale oltre che un’avventata mossa di politica estera da parte del presidente Putin.
La disputa territoriale, che va ancora avanti tra prove di forza e recriminazioni, ha coinvolto anche le istituzioni culturali dei due paesi, che si scontrano sulla gestione del patrimonio artistico della penisola contesa. In questi giorni ha richiamato l’attenzione degli osservatori internazionali un appello del ministro della cultura ucraino a boicottare i musei russi che espongono opere provenienti dalle collezioni della Crimea. A scatenare la polemica è stata una retrospettiva sul pittore crimeano Ivan Aivazovsky in programma alla galleria statale di Mosca Tretyakov a partire da fine luglio. Secondo gli ucraini 38 dei 150 pezzi esposti sarebbero stati esportati dalla penisola senza permesso, tutti beni appartenenti al tesoro artistico del paese. Il problema è che la legge è contraddetta da un’analoga normativa della Federazione Russa che stabilisce che le opere in questione fanno parte del suo patrimonio culturale.
La Galleria Tretyakov ha ribadito la sua intenzione di restituire le opere nel novembre 2016, una volta conclusa la retrospettiva, ma gli ucraini ne fanno una questione di principio. Una questione simile era già scoppiata in passato, quando in un museo di Amsterdam era in corso una grande mostra sulla Crimea: l’annessione della penisola avvenne mentre la mostra era ancora in programma, costringendo il museo olandese a conservare le oltre 500 opere fino alla conclusione della diatriba circa la loro restituzione. (gt)

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