Categorie: Il fatto

Papers del Paradiso

di - 5 Aprile 2016
Galeotta è stata Mossack Fonseca, anzi un dipendente “spione” della società con sede a Panama, nata nel 1977, che si occupa di creare e gestire per conto dei suoi clienti società in Paesi “paradisi fiscali”: la stessa Panama, le Isole Vergini Britanniche, la Svizzera o le Seychelles. I clienti? Molto più che semplici evasori: si parla di leader politici come Vladimir Putin, di imprenditori come Luca Cordero di Montezemolo, di regnanti islamici, come l’Emiro del Qatar Hamad bin Khalifa Al Thani, che per Doha sappiamo quanto hanno fatto per il “sistema dell’arte”, con la mano santissima della Sheikha Al Mayassa bint Hamad bin Khalifa Al-Thani, considerata la donna più potente dell’arte, forse a livello mondiale.
E certo, se davvero tutto è frutto non solo di ricchezza “innata”, perché poi alla fine da queste parti va anche così, per le famiglie regnanti, ma anche di bella e buona capitalizzazione di capitali, appunto, ben insabbiati.
E mentre il leader russo ha accusato gli Stati Uniti, dicendo che sarebbero stati gli agenti americani gli autori dello scoop e aggiunge che si sa bene chi sia a finanziare queste inchieste giornalistiche, anche lo staff di Montezemolo si è apprestato a dire che si tratti solo di illazioni e falsità.
Certo che 11 milioni di documenti sono un po’ tantini per essere considerati stupidaggini, molto più se pensiamo che non saranno certo dei poveracci a servirsi di simili servizi. Da Panama si sono difesi in altro modo: “è un attacco perché molti Paesi non gradiscono il fatto che noi siamo molto competitivi nell’attrarre le imprese. Ci sono due modi di vedere il mondo: il primo è quello di essere competitivi, il secondo quello di creare imposte”, hanno dichiarato da Fonseca.
Può essere. E può essere che, se sarà tutto confermato, ancora una volta avremmo la bella certezza che i panni sporchi non solo non si lavano in famiglia, in questo caso, ma si mondano con il contemporaneo. E allora il bivio, semplicissimo, è uno: amare l’arte e sopportare la realtà con cui viene finanziata, o forse rendersi più “minimali” e decisamente più etici? (MB)

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