Categorie: Il fatto

Preoccupatie disoccupati

di - 18 Dicembre 2014
A Catania Matteo Renzi, che dice di girare come una trottola per l’Italia anziché stare chiuso a Palazzo, e si becca i fischi. «Le idee possono smettere di essere sogni e diventare realtà. Se riparte il sud riparte l’Italia». Che qualcuno si sia stancato di questo refrain? Ad attenderlo, sia in Sicilia che a Reggio Calabria, il Premier ha trovato manifestanti, operai e studenti, stanchi di quello che si va ripetendo da anni a tempi alterni: “Il tasso di disoccupazione è preoccupante ma i dati di occupazione sono positivi”. Non se ne può davvero più, nemmeno della spavalderia del caro leader, che rimarca: «Io non ci sto chiuso nel palazzo. Contestazioni o non, staremo in mezzo alla gente tutte le settimane. Si stancheranno prima loro. Intanto, abbiamo oltre centomila nuovi assunti perché ci sono aziende che vanno avanti, ricordiamoci. Quindi, coraggio che ce la facciamo». Daje Matteo!
Poi ci pensa, a smontare tutto, Il Sole24Ore. Che in un articolo annuncia i numeri della disoccupazione nello scorso mese di ottobre: 13 per cento della popolazione senza lavoro, con un picco tra i giovani del 43 per cento. Intanto una domanda: in un Paese civile i giovani dai 15 ai 24 anni non dovrebbero essere impegnati con gli studi?
Andiamo avanti, verso il capitolo che ci interessa di più. Oggi al Pantheon i lavoratori della cultura protestano sotto l’hashtag del #bastagratis. Perché? Perché le professioni dell’arte (e dei beni culturali in genere) sono una “passione” che magari fa alzare presto al mattino e lavorare tutto il giorno, ma che non comprende salario. Eppure gli occupati nelle industrie creative, in Italia come in Europa, paiono più di quelli assunti dall’industria pesante. Ma se ci sono statistiche sui disoccupati in questa industria, nessun dato arriva sulla disoccupazione in quella creativa. Occupati, tanti, sembrerebbe. Disoccupati? Non pervenuti. O, detto in altri termini, chisssenefrega. Perché un muratore, un operaio, un carpentiere, portano a casa la pagnotta, e non un altro hashtag che già aveva fatto discutere qualche mese fa: #coglioneno.
Franceschini, Renzi, siamo alla solita domanda: cosa diventerebbe il comparto della cultura se ci fosse anche uno straccio di stipendio e di contratto per chi ci lavora dentro? Il primo comparto del PIL italiano! Probabilmente con queste basi il Sud sarebbe già ripartito. E senza bisogno di un turn over di 2mila volontari ai Beni Culturali presi dal servizio civile.

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