Categorie: Il fatto

Puzzle Europa

di - 18 Giugno 2015
Ma chi vogliamo prendere in giro quando si parla di Europa unita? Nemmeno per la “povera” Grecia si trova un compromesso che possa rimettere in carreggiata il Paese, anzi, talvolta sembra che le forze si uniscano per spingerlo fuori dalla comunità. E pensando a come vanno le cose più di qualcuno crede che quest’azione sarebbe una manna dal cielo, per dare inizio anche, probabilmente, a un corso diverso delle cose, senza quella troppa “comunanza” che va sempre più stretta.
Figuriamoci, insomma, se si può essere uniti per un problema come i migranti clandestini. Mascherati da discorsi ufficiali e toni severi, gli scaricabarili sono evidenti: David Cameron, ieri a Expo per il UK Day, ha detto che l’Italia non è sola a gestire il problema, ma sulle “quote” proprio no, la Gran Bretagna non ci sta. Metterà le sue navi nel Canale di Sicilia, cercando di fermare i flussi, e rispedendo – in soldoni – i fuggiaschi da dove sono venuti. Quasi un’idea leghista.
Il Papa invece invita alla preghiera, «Perché le persone e le istituzioni che respingono questi nostri fratelli chiedano perdono», ma Matteo Salvini replica, probabilmente sempre più sicuro di raccogliere consensi: «Quanti ne sta ospitando il Vaticano?».
Dall’altra parte d’Europa, poi, un’altra trovata geniale e dal sapore antico: l’Ungheria annuncia che costruirà una barriera alta quattro metri lungo i 175 chilometri che la dividono dalla Serbia per fermare il flusso di clandestini: il vertice con il Paese confinante (non parte della UE) si terrà il prossimo 1 luglio. Idem con patate la Bulgaria, che vuole erigere un muro per tenere lontane le “invasioni” che arrivano dalla Turchia.
E mentre in Francia si annuncia la creazione di 10mila posti letti per i richiedenti asilo, a Ventimiglia i migranti sono stati fatti sgombrare dagli scogli: forse disturbavano il paesaggio. Il governatore del Veneto Luca Zaia, parlando della sua regione al collasso, ha dichiarato che non è un fatto di civiltà ospitare uomini, donne e bambini sotto le tende. E su questo siamo pianamente d’accordo. Quello che continuiamo a chiederci è come, di questo passo, non solo riusciremo ad arginare un problema che sembra un macigno sul continente intero, ma anche sul prossimo futuro. E poi bisognerà davvero mettere le cose in chiaro, anche se ormai abbiamo imparato che il mondo pare essere ad appannaggio solo di alcuni viaggi: quelli di lavoro, e quelli turistici. Tutte le speranze di abbandonare Paesi di serie B o C (diciamo le cose come stanno) si chiudono in una valigia di cartone e si buttano a mare. Finché non toccherà a nessuno di noi andrà bene, e potremmo disquisire sulla pelle altrui e sulla modalità di impacchettarli e spedirli in girlo per l’Europa unita e libera. In un altro futuro, invece, questa Europa a puzzle e non in grado di aprire a nessuna richiesta, perché come al solito ci sono sempre problemi più gravi a cui far fronte, andrà riassemblata senza mezzi termini, se non si autodistruggerà prima. (MB)

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