Categorie: Il fatto

Scoprirsi un po’ cattivi

di - 9 Marzo 2016
Non si può fare di tutta l’erba un fascio, ma è anche vero che il problema dei migranti, accolto da tutti con apprensione e da molti con paura, e da altri con sdegno, sta causando specialmente nei Paesi del Nord Europa qualche “accanimento” di troppo, se così vogliamo dire.
Dalla chiusura delle frontiere, all’innalzamento di muri, lo “straniero” di qualunque etnia o religione sia, va tenuto nei ranghi. Forse è un po’ anche questo il sentire che ha permesso ad una serie di anonimi pistoleri, la scorsa notte, di attaccare lo Schwules Museum, che da trent’anni accompagna la vita gay della Capitale tedesca, porto franco della libertà sessuale anche prima della II Guerra Mondiale.
Piccoli proiettili, certo, che non hanno sfondato le vetrate, ma che fanno leva anche su un’altra questione: la Germania non ha una legislazione contro crimini a sfondo d’odio, per cui anche un motivo omofobo sarà considerato “politico”. Non è un problema, o forse sì, visto che l’odio, in qualche modo, ha sempre a che fare con la politica.
E non è un caso, anche, che l’archivio del museo sia fondamentale per la ricerca sull’Olocausto, che non ha coinvolto solo ebrei ma anche zingari, dissidenti, omosessuali.
Sembra insomma che, paragonando l’attuale mostra in corso proprio al Gay Museum, anche nella tollerante e aperta Germania si stia da più parti passando da una “depenalizzazione”, come era avvenuto con l’omosessualità nella Russia sovietica nel 1922, sotto Lenin, a un nuovo vigore che, sempre tornando alla vecchia Russia, aveva riportato poco dopo l’amore gay ai ranghi di un reato penale, sotto Stalin. Che la storia non vada mai al contrario, ma che prosegua in diritti, è un falso mito. Speriamo vivamente di aver preso un abbaglio, e che questi “pretesti” siano solo da ricercare un poco nei nervi scoperti di qualche frangetta della popolazione. Speriamo. (MB)

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