Da un lato è sotto il tiro di sindacati e addetti ai lavori, per le sue voglie di rinnovare gli organici senza passare per il parere e le competenze di chi, magari faticosamente e per due lire, nellâorganico câè da anni. Poi ci si è messo il Comitato Scientifico delle Biblioteche italiane, che se nâè andato in blocco e in pochissimi ne hanno parlato; poi ci sono i malcontenti dellâArt Bonus, e poi câè anche lâAntitrust che ha inviato al Governo un parere per sollecitare lâattuazione in Italia della direttiva Barnier che liberalizza il mercato dei diritti dâautore, e che insomma manderebbe a quel Paese il monopolio della SIAE, organo giudicato a piĂš voci come anacronistico per la tutela del diretto dâautori ed editori.
Eppure il Ministro Franceschini, con il suo Ministero, è prodigo di liete novelle, di buone notizie e talvolta anche di colpi sensazionali: i caschi blu della cultura, per esempio, idea partita dallâItalia e sposata da mezzo mondo. E insieme alle grandi vette ci sono anche quelle che sembrano un poco le scoperte dellâacqua calda. In queste ore, infatti, al Parlamento Europeo è arrivata una notifica: Si andrĂ verso una strategia europea per le relazioni culturali internazionali è un passo fondamentale. La proposta avanzata oggi â dichiara il Ministro dei beni e delle attivitĂ culturali e del turismo. Ovvero? Ovvero si âafferma il ruolo cruciale della cultura nella promozione della pace e della stabilitĂ , della salvaguardia della diversitĂ e nella crescita economica, sociale e civile del continenteâ, ha specificato in una nota il Ministro. Ma dai? Davvero la cultura può far crescere economicamente? Perdonateci, ma questo refrain non si può veramente piĂš sentire. âLa protezione del patrimonio culturale nelle aree di crisi, lo scambio culturale come motore di sviluppo, il dialogo interculturale e la lotta al traffico illecito di beni culturali, da sempre al centro dellâinteresse italiano, diventano ora obiettivi strategici per rafforzare lâEuropa come attore globale e promuoverne i valori fondamentali quali il rispetto dei diritti umani e la democrazia, la paritĂ di genere, la libertĂ di espressioneâ. Una Costituzione della Cultura. Forse alla politica serve mettere nero su bianco questi paradigmi. Qualcunâaltro, invece, sospettava questi effetti giĂ da un poâ. Dove porteranno, però, queste nuove parole cosĂŹ lungimiranti, e nuovissime? (MB)