Categorie: Il fatto

Uno, dieci, cento artisti!

di - 22 Aprile 2016
La pulce nell’orecchio l’ha messa Vanity Fair, che si è messo a spulciare non solo dove l’Italia ha vinto, ma anche dove ha fallito. Già, perché se quest’anno nella lista appena rilasciata dal Time, che racconta delle 100 persone più influenti del mondo ci sono lo stilista Riccardo Tisci e la scrittrice Elena Ferrante, dal 2004 sono stati solo lo 0,6 per cento i personaggi del Belpaese inseriti nella lista. Quel che è vero, però, è che in questi anni sono stati per la maggior parte personalità che molto hanno a che fare con il mondo dell’arte a salire sugli scudi del prestigioso giornale inglese: nel 2006 ci furono per esempio la coppia Bertelli-Prada, e anche Renzo Piano. Di Mario Monti e Mario Draghi, che salirono alla ribalta della classifica nel 2010, scusate ma all’atto pratico oggi resta ben poco. Si sà, è così: l’arte sfida il tempo, e la politica temporanea muore con i suoi leader, come è giusto che sia. Dunque, qual è la lezione? Che forse, sull’arte, l’Italia dovrebbe oltremodo puntare, perché è ancora una di quelle attività che riescono molto bene agli attenti “agitatori” della penisola (come ha definito Donatella Versace Riccardo Tisci, nel ritratto scritto per il magazine).
Oggi, nella top 100 di quelli che contano c’è Yayoi Kusama. Certo, sono complici le sue quotazioni, le sue infinite mostre, pubblicazioni, la sua icona e iconografia, e ancora una volta ci potremmo perdere nel perché e nel per come non ci sono personalità fortissime che concorrono portando l’Italia in alto. E invece vorremmo sperare che, con un bel lavoro e una nuova “disposizione” politica, nelle prossime edizioni qualcuno in più possa portare la bandiera tricolore, di nuovo. (MB)

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