Categorie: Il fatto

Vecchie cartoline d’Italia |

di - 22 Marzo 2017
Una cosa è certa: le donne portano i pantaloni, su questo non ci piove. E, ben dopo l’alba del 2017, si scopre che trainano l’economia.
La “fotografia” è dell’Istat che racconta di un milione di famiglie senza lavoro, e 970mila quelle in cui a lavorare è solo la parte femminile. Per il resto, sotto il sole, non solo non c’è nulla di nuovo, ma c’è del brutto e vecchio: cresce ancora il divario tra nord e sud del Paese, e per un milione di quei nuclei dove nessuno è occupato ce ne sono 13 milioni che invece hanno tutti i componenti occupati.
Gianluca Luzi, da Repubblica, scrive “Diventa difficile stupirsi se la rabbia e il populismo hanno il sopravvento su qualsiasi ragionamento politico. Così come si capisce perfettamente perché la criminalità organizzata ha facile presa in territori dove non esiste una concreta prospettiva di lavoro e di vita dignitosa”.
Vero? A parole senza dubbio, e forse anche a fatti. Come poter dare torto a chi non ha altra scelta che affilliarsi alla criminalità organizzata per poter percepire un reddito? Abbiamo dichiarato l’esatto contrario solo pochi giorni fa, in occasione della giornta contro le Mafie a Locri, ma è altresì vero che un cittadino cosa può contro l’abbandono di uno stato, che non agevola quelle riforme strutturali che dovrebbero, condizione d’obbligo, far rivivere l’economia in ogni angolo e lato e direzione del Paese. “Nessuno oserà proporre vere riforme strutturali, quelle della sanità, della pubblica amministrazione, della scuola, della Giustizia, per cui occorrono anni di faticoso lavoro in profondità e che incidono a fondo nelle incrostazioni burocratiche e corporative del Paese”, continua Luzi. Perché? Perché non è comodo, perché le voci potenti, come quelle della Chiesa, sono contro, perché “da anni si parla di legalizzazione delle droghe leggere, anche per toglierle alla criminalità, ma già si sono levate le proteste degli ultrà del centrodestra”. E allora, dopo tutti i discorsi del “si può fare”, secondo l’Istat, tutto è ancora insufficiente. Ah no, lavorano le donne. Una novità vecchia di qualche millennio, che si continua a dimenticare. (MB)

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