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in fumo_autori | Addio Will Eisner

di - 10 Gennaio 2005

Teniamoci lontani da nostalgici necrologi ciclostilati e pronti all’uso. Prendiamo le distanze da chi, ora più che mai, celebrerà senza conoscerlo a fondo e con poco interesse il vero padre del fumetto moderno. Perché questo era – ed è – Will Eisner.
“Un vero gigante dei fumetti, ci mancherà, personalmente e professionalmente” hanno scritto gli amici e i collaboratori sull’homepage del sito willeisner.com, dove ora lo vediamo disegnare seduto al tavolo di lavoro in una posa poco naturale. Sopra l’immagine, due date: 1917 – 2005. Eh sì, il grande maestro ci ha lasciati il 3 gennaio scorso. Eisner è morto in Florida a seguito di complicazioni post-operatorie. Il cuore non ha retto ai quattro bypass coronarici.
Ma cos’ha di tanto speciale questo autore? Cosa ha fatto per essere considerato il più grande disegnatore del secolo? La storia. Ovvero settant’anni di lavoro e studi approfonditi che lo hanno portato a teorizzare per la prima volta il fumetto, interpretato da Eisner come arte sequenziale. Ma non è tutto. E’ sempre lui, il “Leonardo dei comics” (così l’ha battezzato Il Resto del Carlino), che nel 1978 si propone per la prima volta al grande pubblico con una novità editoriale: la grapich novel, cioè il romanzo a fumetti. Il nuovo genere s’inaugura con un’opera corposa e sensazionale, “Contratto con Dio”. Che Eisner non fosse come tutti gli altri lo si capiva già dagli esordi, quando con “The Spirit” (1940) riuscì a rivoluzionare le logiche della tecnica narrativa introducendo elementi innovativi. Ieri come oggi tanti autori lo hanno considerato un esempio da seguire.
“In futuro mi piacerebbe continuare a raccontare storie a fumetti” ha confessato in un intervista al sito laotenna.it il giovane creatore di Rat-Man, Leonardo Ortolani. “Non potrebbe essere diverso; magari potrei realizzare un volume all’anno come il grande Will Eisner. Ecco, quello sarebbe il mio sogno”. Eisner ha colpito al cuore per la sua meravigliosa testardaggine. Come solo un adolescente può fare è andato incontro al mondo con accecante orgoglio. La sua prima e unica missione era di dimostrare che il fumetto è un’arte, un mezzo d’espressione pari – se non superiore – a tanti altri accreditati e garantiti dall’intellighentia e dalla massa.
Eisner è stato per il fumetto quello che Carlo Ludovico Ragghianti è stato per il cinema e la fotografia. Con una sola differenza: Eisner ha rifiutato l’icona di mito consapevole che il suo obiettivo non era stato ancora raggiunto. Ma la sua parte l’ha fatta. E questo lo sapeva. Durante quella che probabilmente è l’ultima intervista rilasciata a una testata italiana (Scuola di fumetto, n° 21, aprile 2004), ad Andrea Palazzi che gli chiede, ripensando alla carriera, quale sia stato il suo contributo, Eisner risponde così: “Da un punto di vista personale, fin dall’inizio ho sempre considerato la narrativa per immagini come una forma letteraria. Ha un suo linguaggio e valorizza al massimo il suo potenziale comunicativo quando la disposizione sequenziale del testo e delle immagini viene effettuata con lo scopo di raccontare in maniera chiara e interessante. Forse questa mia consapevolezza può essere considerata un contributo”. Addio, caro e vecchio Will.

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www.willeisner.com

gianluca testa

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