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in fumo_cartoon | Non solo Pixar

di - 3 Febbraio 2010
Impressionante la classifica Univideo dei titoli più
venduti negli ultimi anni: nel 2004 fu il dvd Alla ricerca di Nemo, nel 2005 Gli incredibili: una
normale famiglia di supereroi
. L’anno dopo, là in vetta c’è Cars: motori ruggenti. Poi è la volta di Ratatouille (2008) e infine Wall-e (in attesa del consuntivo
ufficiale, al momento è in testa alla classifica del primo semestre 2009).
E da pochi giorni, in vendita e a noleggio, c’è UP. Film godibile, ben fatto e con
scenografie eccellenti. Si tratta dell’ultima grande produzione, a tratti
eccessivamente esaltata, che per la prima volta lancia la Pixar nel nuovo
universo 3d. Il dvd, uscito in tre versioni, nella sua forma base è già molto
ricco di contenuti: due cortometraggi (Parzialmente nuvoloso e La missione speciale di Dug), anteprime, scene alternative,
un curioso documentario che racconta il viaggio degli autori sulle alte vette
venezuelane e, infine, il film commentato dei registi Bob Peterson e Pete Docter.
Il mercato è quindi dominato dall’animazione e, nello
specifico, dalle produzioni Disney-Pixar. E pensare che questo matrimonio non
si doveva fare. La Pixar minacciò la separazione durante la realizzazione di Cars, dicendo che quello sarebbe stato
l’ultimo film. Poi le relazioni hanno preso tutt’altra piega, e la Disney,
compiendo un gran colpo, ha acquistato gli studi di animazione per 7,4 miliardi
di dollari. Una scelta che paga.
Il primo dei motivi che porta l’animazione ai vertici
assoluti di vendite, conquistando un mercato dinamico e condizionato dalle
innovazioni tecnologiche (dal Blu-Ray all’HD, fino alle visioni su iPod e il
3d), è senz’altro il pubblico cui sono destinati questi prodotti: i bambini,
grandi divoratori di film, cartoni e qualsivoglia prodotto audiovisivo. Ma ridurre
a quest’unico elemento un successo così schiacciante e duraturo non rende il
giusto merito alla Pixar e a tutti quei produttori che – come la Dreamworks,
eterna seconda – propongono ogni anno film di animazione di buona o ottima
qualità.

C’è grande attenzione per i temi trattati (si raccontano
con intelligenza la diversità, il confronto generazionale, i sentimenti),
mentre la cura dei dettagli (dalle scenografie ai riferimenti simbolici di
forme e personaggi) apre a un’analisi semiologica di cui si potrebbe scrivere
all’infinito. Quindi, in sintesi, le produzioni animate, con Pixar e Dreamworks
in prima fila, rappresentano un equilibrio quasi perfetto fra l’esigenza di
mercato e la necessità espressiva di chi vede nella comunicazione visiva in
digitale un canale plastico e dalle enormi potenzialità.
In genere, poi, i successi dell’homevideo sono preceduti
da quelli ottenuti in sala. I film d’animazione sono forse quelli che meno di
altri risentono degli effetti della crisi. Nonostante questo, ci si spinge
oltre cercando di conquistare fette di pubblico altrimenti irraggiungibili.
Come? Con il 3d, ad esempio. Una scelta rischiosa. Dimenticate le prime
sperimentazioni anni ’20 e gli occhialetti di plastica con lenti ambra e blu,
ora si indossano occhiali con lenti polarizzate o addirittura con sistema a
otturatori Lcd. Ebbene, al di là della novità, il cinema stereoscopico vorrebbe
riportare in sala (e motivare) molti ragazzi che ben conoscono i videogame e
che magari sono soliti fruire prodotti scaricati illegalmente. Sarà possibile
valutare il successo o l’insuccesso del 3d solo nel lungo periodo. Ciò che un
po’ disturba, oggi, è scoprire come spesso il film viene pensato e creato più
in funzione della tridimensionalità che della storia. Come accade per L’Era
glaciale 3 – L’alba dei dinosauri.

Ma non tutta l’animazione è spettacolarizzazione. Non
tutta la produzione animata è per il grande pubblico. Insomma, non c’è solo la
Pixar. Alcuni festival di settore stanno crescendo in questi ultimi anni. E
trovano in un pubblico d’élite la propria nicchia. Ma anche i più diffidenti,
se coinvolti e partecipi, scoprono in questi contesti nuovi mondi. Da poco si è
concluso a Bologna il Future Film Festival. E grazie anche a quest’esperienza è stato
prodotto e diffuso nelle edicole un dvd (I migliori corti d’animazione) che contiene una selezione di
cortometraggi realizzati in Italia, Usa, Ungheria, Svizzera e Francia. Il tutto
a cura proprio del Future Film Festival, che ha scelto questi video fra i corti
proiettati negli ultimi dieci anni. Fra l’altro, parte del ricavato (il costo
del dvd è di soli 3,90 euro) sarà devoluto alla Fondazione dell’ospedale
pediatrico Meyer di Firenze per sostenere l’attività della ludoteca.

Anche a Lucca, da un paio d’anni si svolge in primavera Lucca
Animation
.
Quest’anno la manifestazione è ancora in dubbio. Ma ciò che conta, anche in
questo caso, sono gli obiettivi: far conoscere i maestri dell’animazione (dalla
Repubblica Ceca all’Estonia), i grandi autori contemporanei internazionali (Mati
Kütt
, il premio
Oscar Suzie Templeton, Rosto)
e nazionali (Tommaso Cerasuolo, Gianluigi Toccafondo). Tutto questo per scoprire che,
oltre all’animazione in 3d, esistono anche altre tecniche. Come la stop-motion.
Ed esistono autori straordinari come Barry Purves che, in una sola mezz’ora,
riescono a raccontare con maestria e romanticismo la storia di Rigoletto. L’opera di Verdi messa in scena
da pupazzi animati. Non sarà una visione per bambini, certo. Bensì di un grande
esempio di come l’animazione sia un’arte straordinaria, da conoscere e
apprezzare, che va molto al di là dei risultati dei box office.

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gianluca
testa

[exibart]


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