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in fumo_interviste | Boschi e il boom di Napoli Comicon

di - 29 Aprile 2009
Napoli Comicon si è appena concluso. Con quale risultato?
La risposta è stata ottima. Addirittura ci siamo trovati di fronte a una situazione inaspettata. Sia una strada pubblica sia Castel Sant’Elmo, sabato scorso, sono stati chiusi per il raggiunto limite massimo di persone all’interno dell’area. Questo, a Napoli, non è mai accaduto prima. I numeri? È ancora troppo presto per un bilancio attendibile. Sappiamo che i visitatori presenti erano migliaia e migliaia. Circa 26mila i biglietti staccati.

Che genere di pubblico ha visitato il Comicon?
Il primo dato da evidenziare, assolutamente positivo, è l’abbassamento dell’età dei visitatori. Poi, riguardo al programma, il mio giudizio si riassume con una massima: la cultura paga. Ci sono stati grandi ospiti, dibattiti, proiezioni di film (mai visti primi o riscoperti), scambi d’informazioni e mostre molto frequentate da un grande pubblico. Quello di sempre, che è stato rispettato. In definitiva abbiamo riscontrato un aumento delle presenze, in controtendenza rispetto a proposte culturali che esistono altrove. Calano un po’ gli acquirenti. Anche se il volume d’affari dei librai sembra sia stato soddisfacente.

E oltre al pubblico di sempre?
C’erano cosplayer, mangofili, famiglie intere, giovani e giovanissimi. Tutti provenienti per lo più dal Sud Italia. Possiamo riconoscere che da tre anni, ormai, Napoli Comicon è l’unica manifestazione di settore del meridione.

A cosa si può attribuire il boom del pubblico più giovane?

Non credo dipenda né dalla presenza di Rat-Man né dell’animatore dei Simpson, Phil Ortiz, più destinato a un pubblico d’élite che di massa. Veri elementi di attrazione non ce ne sono. Abbiamo adottato la formula di sempre. E anche per questo la gente ci ha dato fiducia. Napoli Comicon è ora conosciuta e collocata in un periodo dell’anno ben definito. Nonostante la bontà della nostra proposta, molta gente è arrivata senza sapere cosa avrebbe trovato. Solo dopo ha scoperto con piacere il contenuto.

Tendiamo a essere esterofili e a guardare ai supereroi con eccessiva ammirazione. Un motivo di richiamo può dunque essere attribuito al primo piano dedicato invece a due autori nazionali come Liberatore e Ortolani?
Non solo. In questo Comicon c’era molta “internazionalità” (penso ad esempio ad Alan Davis). Ma se andiamo a vedere, beh, anche Rat-Man, a modo suo, è un supereroe. Mentre Liberatore, ormai, vive e lavora in Francia da molti anni. Quindi…

Tanino Liberatore era anche il presidente della giuria dei premi Attilio Micheluzzi. Napoli come l’ha accolto?
Benissimo. Il giorno delle premiazioni si è preso un grande applauso che l’ha perfino commosso. Credeva che sarebbero stati in pochi, in Italia, a ricordarlo. Ma evidentemente si sbagliava.

Liberatore in vetrina e Filippo Scòzzari premiato per la storia breve pubblicata su “Repubblica XL”. Visto che te ne sei occupato anche nel volume Irripetibili, cosa significa oggi trovare di nuovo insieme due autori di culto dell’era d’oro del fumetto italiano?

Partiamo dalla generazione precedente, quella composta da Pratt, Battaglia e Toppi. Ecco, loro sono catalogabili altrove. Perché al tempo c’era un’altra consapevolezza del fumetto. Del gruppo di autori nati negli anni ‘70, invece, alcuni sono scomparsi, altri sono sopravvissuti. Se è vero che in giuria c’erano persone legate a vario modo al gruppo Frigidaire, possiamo dire che oggi questi autori trovano dei possibili eredi in nuove produzioni ristrette ed estremamente curate, come Passenger. Il fatto che tutto accada a Napoli, poi, non è un caso. Infatti molte case editrici attendono il Comicon per lanciare nuovi prodotti. A Napoli viene riconosciuto un importante ruolo culturale. Qui, come accade per l’associazione Hamelin e il BilBOlBul e a differenza di altre realtà, si guarda avanti.

Le case editrici scelgono ormai di lanciare nuovi volumi in due periodi dell’anno, in coincidenza con Lucca e Napoli
A Lucca, quantitativamente parlando, ci sono molti più editori che producono materiale. E anche le realtà mainstream realizzano più titoli. Ovviamente ci sono più occasioni favorevoli non presenti ad aprile. Paradossalmente, però, i prodotti sono molto più visibili a Napoli. Sia perché ce ne sono meno, sia perché non sono soffocati da altre uscite che si accavallano.

Come giudichi il lavoro delle case editrici? Molte delle più attive sono state premiate proprio a Napoli…

Oggi c’è un’offerta di singole proposte molto più ampia rispetto agli anni passati. La diffusione passa attraverso le edicole. Ma non solo. Le piccole case editrici vanno sia in fumetteria sia in libreria. E l’offerta è ottima. Ci sono poi case editrici che fanno ottimi prodotti a tiratura limitata. La novità? Molte di queste proposte non finiscono nelle mani del pubblico tradizionale. Essendo distribuite in libreria, anche con un numero minimo di copie, possono trovare ugualmente spazio. Quindi è più facile allargare la fascia di pubblico. Però manca ancora qualcosa…

Cosa?
Manca un settore intermedio della nostra storia. Penso alle produzioni minori ancora leggibili. Quello che accade in Francia con la stampa di autori di media caratura della scuola franco belga, o negli Stati Uniti con autori di comic book dimenticati, beh, non si ripete in Italia.

Qualche nome dimenticato?
In Italia abbiamo autori miracolosi come Gino D’Antonio. Come lui, anche altri che lavoravano sul “Vittorioso” in un periodo intermedio. Penso poi ai miei favoriti, che appartengono al fumetto comico: gente come Franco Aloisi, Giancarlo Tonna e tanti altri.

Torniamo a Napoli Comicon. Non c’era solo Castel Sant’Elmo…

Mi ha sorpreso la mostra di Catherine Meurisse, autrice francese giovanissima e straordinaria. Una sua mostra, fuori dal Castello, mi ha sorpreso positivamente. Quest’esperienza fa parte del Comicon Off, cui si aggiungono molti altri eventi. A partire dalla mostra del Madre sulla urban art. Se uno vuole, quindi, trova le proposte che preferisce. Molti segnali nuovi, poi, sono stati lanciati dalle contaminazioni con altre forme espressive. Un fenomeno più legato discutibile ma d’indubbio valore. Penso ad esempio a tutto il lavoro fatto da David Vecchiato.

Per finire, il colore: gli ultimi tre saloni sono stati organizzati nel segno del giallo, del magenta, del ciano. Cioè i colori della stampa tipografica. Il prossimo anno tocca al nero. Sarà un anno dark?
Assolutamente no. Già quest’anno, a Castel Sant’elmo, era appeso un poster completamente nero che annunciava il tema del 2010. Poi, vedi, quest’anno abbiamo pensato al giallo come un tema cromatico e non di genere (che invece è catalogabile nel noir). Sicuramente ci sarà una rassegna di film “neri”. Poi vorremo poter vedere questo colore accompagnato dal suo apposto: il bianco. L’uso del bianco e nero nel fumetto, quindi, è un altro tema che vorrei tenere in considerazione. Ancora non c’è niente di pronto, però mi piacerebbe analizzare questa tecnica nella sua contrapposizione (come nel caso di Milton Caniff); ma anche l’uso del retino, del tratteggio, delle soluzioni azzardate. Passando poi da Paul Campani a Mario Faustinelli fino a Hugo Pratt e Alex Toth. Ma ci sono anche gli argentini contemporanei… Il percorso è ancora tutto da scoprire.

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a cura di gianluca testa

[exibart]

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  • Una precisazione doverosa da parte mia, che ho curato questa intervista. Luca Boschi, riferendosi alla francese Catherine Meurisse, si meraviglia positivamente dei suoi lavori. Catherine era infatti a Napoli come ospite. Nessuna mostra per lei. Almeno per il momento. La mostra che invece Luca trova interessante è quella di Isabel Kreitz, autrice tedesca che giudica "straordinaria".

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