Il Forte Prenestino è un frammento della cinta difensiva di Roma. Eretta alla fine dell’Ottocento, appena in tempo per diventare anacronistica, ospita ormai da vent’anni il più grande centro sociale occupato d’Europa. Per quattro giorni e quattro notti, il Forte ha ospitato Crack! fumetti dirompenti, un caos (ben) organizzato che ha portato alla luce la frastornante varietà del fumetto indipendente italiano, quello che è difficile trovare altrove, meno che mai nelle stanche fiere romane. Alle rassegne tradizionali Crack!, col suo corteggio di musica, teatro, danza, proiezioni, può essere però complementare più che alternativo e, a giudicare dall’affluenza, possiamo dire che sia andato a coprire un vuoto. Incontriamo Manuel De Carli, tridentino trapiantato a Tivoli, web designer e disegnatore di fumetti e Barbara “Mapputella” Fagiolo, disegnatrice e pittrice, laureata con una tesi su Lorenzo Mattotti.
Raccontateci come è nato il progetto Crack.
MDC. L’idea è nata a Napoli Comicon, dove ci siamo incontrati con Gianluca Romano e Valerio Bindi. Al Forte c’era l’intenzione di dare un seguito all’esperienza iniziata lo scorso anno con Celle Animate. L’organizzazione ha preso forma e sono nate delle amicizie.
La notte del 2 giugno il Forte Prenestino è stato attaccato da un gruppo di estrema destra e un ragazzo è rimasto gravemente ferito alla gola.
MDC. L’obiettivo di questi criminali era proprio quello di creare tensioni, di metterci tutti in una situazione di ricatto continuo. La cosa bellissima è stata la coesione spontanea di tutti i partecipanti alla manifestazione nel dare una risposta non aggressiva ma più forte: reagire con la cultura, creando, facendo cose che vanno oltre la logica dello scontro.
BF. Come Zograf, che era ospite al festival e ha raccontato il fatto nella sua ultima storia.
Principi e obiettivi di Crack!. Quali sono? In quali forme è avvenuta l’aggregazione dei circa cento autori partecipanti?
MDC. C’era la volontà di esporre piccole realtà, dare spazio al sottobosco di autori, riviste autoprodotte e gruppi come Self Comics, Donna Bavosa, Serpeinseno, Cani, Canicola e molte altre. Unica eccezione la Coniglio Editore, che pubblica Inguine Mah!gazine e che ha una lunga esperienza nella promozione del fumetto libero.
BF. Fondamentale è stato l’utilizzo della rete, con la nascita della mailing list ospitata dal server inventati.org e il supporto dato da Radio Onda Rossa che per due mesi, ogni settimana, ha invitato un autore a parlare del suo lavoro.
MDC. Abbiamo puntato su tutto ciò che normalmente rimane fuori dalla altre manifestazioni nazionali. Ho visto autori con un disegno anche classico ma che esprimevano altro da ciò che sembra richiedere il mercato. E proprio per questo rimangono ai margini.
Vi siete trovati in condizione di dire no a qualcuno?
MDC. No, non abbiamo escluso nessuno, partendo dal presupposto che persone che scelgono di trovarsi insieme in quel posto, e mosse da un’affinità di linguaggio, compiono un gesto politico. Così com’è un gesto politico fare Crack! al Forte e farlo aperto a tutti. Questa è stata l’unica condizione, senza manifesti estetici o politici. Chi è venuto ha scelto.
Gli autori visitavano le celle dei colleghi, si parlavano…
BF. Si. Era bello anche vedere due autori che dividevano la stessa cella, pur con stili contrapposti. Erano tutti entusiasti di avere una cella tutta per sé, uno spazio gratuito da gestire e organizzare liberamente. Crack! è nato per un’esigenza precisa: quella di creare uno spazio in cui il fumetto sia l’espressione emergente, soprattutto il fumetto “indipendente”.
Il programma era molto ricco e il fumetto era esposto all’incontro e alla contaminazione con altre forme espressive.
MDC. L’intento era appunto di dare un’offerta densa. Ma tutte le iniziative collaterali: lo spettacolo tratto da Pazienza, concerti come quello di Okapi o dei Larsen Lombriki, la performance di danza con le scenografie di Barbara… beh, era tutte molto “fumettoso”.
BF. Oggi gli autori hanno una maggiore coscienza del proprio lavoro e della propria specificità. Il fumetto è il centro di Crack!.
Quali progetti per il futuro della manifestazione?
BF. Pubblicheremo il lavoro prodotto dalla jam session cui hanno partecipato i disegnatori del festival su sceneggiatura di Antonella Lattanzi: una vignetta a testa per una sessantina di pagine. Vorremmo poi potenziare la parte dedicata agli incontri, anche con degli appuntamenti cadenzati e delle mostre nel corso dell’anno.
MDC. Quest’anno abbiamo offerto un panorama della produzione italiana, per il prossimo speriamo di poter incentivare la presenza straniera: realtà come Stripbuger, Dernier Cri e altri.
BF. E continueremo ad aggiornare il sito, la nostra finestra aperta sul mondo.
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http://crack.forteprenestino.net
alessio trabacchini
[exibart]
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