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in fumo_movie | Al cinema sarà un altro Dylan Dog

di - 28 Luglio 2010
I fumetti Bonelli, all’estero, non hanno mai ottenuto
straordinari successi. Fatta eccezione per Tex e i suoi tempi gloriosi vissuti
anche in Francia, gli altri personaggi non sono mai riusciti a conquistare
davvero il pubblico straniero. Ci sono stati dei tentativi d’esportazione,
d’accordo. Ma puntualmente sono naufragati. Non si tratta di veri e propri
insuccessi. Tant’è che ancora oggi la Bonelli traduce, stampa e distribuisce i
suoi prodotti oltre i confini nazionali. Il problema, semmai, è il legame
emotivo che si crea fra il lettore e il fumetto. Quella strana empatia che
genera fedeltà e che in Italia, negli anni ‘80, si è manifestata in tutta la
sua potenza di fronte alla pubblicazione di Dylan Dog.

Le condizioni sociali e culturali, a quel tempo, hanno
favorito l’esplosione di una passione che è andata ben al di là delle
previsioni dei suoi creatori. C’erano le condizioni giuste – anzi, ideali – per
lanciare un personaggio come Dylan Dog. Affascinante, atipico, umano per quelle
sue debolezze capaci di avvicinarlo al lettore. Non si trattava propriamente di
un horror. Né di un fumetto umoristico, né di un noir, né di un giallo. Forse
Dylan Dog era tutto questo, e pure qualcosa di più. Col modellino di galeone
mai concluso, il clarinetto che intona il Trillo del diavolo, il maggiolone bianco targato DYD
666. E poi il passato da alcolista, il suo sesto senso e mezzo, il rapporto
tormentato con le donne e le amicizie solide e diverse con l’ispettore Bloch e
l’assistente Groucho.

Molto del merito va ovviamente al creatore Tiziano
Sclavi
. Il lavoro
straordinario l’hanno poi svolto i tanti sceneggiatori che hanno lavorato alla
serie, a partire dalla brava Paola Barbato. Ora Dylan Dog sta per vivere una nuova vita sul
grande schermo. Da anni, ormai, il cinema americano attinge a piene
dall’universo comics. Stavolta però non c’è uno dei tanti supereroi Marvel o Dc
a tenere banco. Nonostante al festival dei fumetti di San Diego sia stato
presentato il film di Lanterna Verde (diretto da Martin Campbell, è attualmente in fase di
post-produzione e uscirà in Italia nel 2011), stavolta parliamo della
trasposizione cinematografica di una creatura italiana: l’indagatore
dell’incubo, quello londinese che abita al numero sette di Craven Road.

Scritto da Thomas Dean Donnelly e Joshua Oppenheimer, Dylan
Dog: Dead of Night

è stato girato da Kevin Munroe. Prima di lui erano stati contatti Breck Eisner e David
R. Ellis. L’avvicendamento alla regia e certi problemi di budget, location e
autorizzazioni hanno rallentato la lavorazione, tanto da far slittare l’uscita
del film, già annunciata da tempo. Ora il primo lungometraggio dedicato a Dylan
Dog – interpretato da Brandon Routh, cioè colui che ha dato il volto a Superman
nel Returns di
Bryan Singer
è pronto a essere lanciato. Il primo trailer lo avremmo dovuto vedere già a
partire da settembre. Mentre l’anteprima italiana avrebbe dovuto essere a Lucca
Comics & Games 2010, perché così voleva il produttore Gilbert Adler.
Purtroppo in queste ore la Moviemax ha comunicato l’ennesimo slittamento: Dead
of Night
,
infatti, uscirà in Italia solo nel marzo 2011. Ma questo non esclude la
possibilità di una preview durante il festival lucchese.

A nostro parere questo film ha creato un’aspettativa che
va ben al di là dell’ipotetico valore dell’opera. Gli entusiasmi che precedono
l’uscita nelle sale, immaginiamo, si dissolveranno come una bolla di sapone
dopo le prime recensioni (e visioni). Si tratta di un pessimismo giustificato
da certe scelte che appaiono insensate. Il budget a disposizione era di circa
35 milioni di dollari. Una cifra niente male per una pellicola di questo
genere, che però rischia di non essere abbastanza. Infatti i denari non sono
stati sufficienti per pagare la concessione alla società che detiene i diritti
di Groucho Marx. Quindi possiamo dire temporaneamente addio all’assistente di
Dylan, che sarà sostituito da un personaggio inedito (Marcus Adams)
interpretato da Sam Huntington. E visto che girare a Londra sarebbe costato
troppo, il film è stato ambientato a New Orleans, dove Dylan Dog fugge per
chissà quale motivo. E quindi, per seguire un ovvio senso logico, si perde così
anche la figura dell’ispettore Bloch, ancora al lavoro a Scotland Yard.

Questo spostamento, che ha reso necessario anche un
pesante intervento sulla sceneggiatura, è quasi inammissibile. Che Dylan Dog
soffra il mal di mare e sia claustrofobico è cosa nota. Quindi non si spiega
come abbia potuto raggiungere l’America al di là dell’oceano. Se a questo
aggiungiamo la censura dell’esclamazione “Giuda Ballerino!“, ritenuta inadeguata, e la
tinteggiatura nera del tradizionale maggiolone (il copyright di quello bianco è
in mano alla Disney, che desidera tutelare il buon vecchio Herbie) non si
capisce come sia possibile restare fedeli al personaggio creato da Sclavi. Come
se a Batman togliessero Robin e la Batmobile.

Forse gli appassionati del genere apprezzeranno di più la
seconda visione di un film come Dellamorte Dellamore (diretto da Michele Soavi e uscito nel 1994). Tratto
dall’omonimo romanzo di Tiziano Sclavi, racconta la storia del personaggio che
nella mente dell’autore ha ispirato Dylan Dog. E che nel film è stato
interpretato dall’attore Rupert Everett, la cui somiglianza col Dylan dei
fumetti è sorprendente.

Quindi, per il momento, restiamo in attesa di Dead of
Night
. Il regista
Munroe già spera in un sequel. Ma non è detto che questo sia un bene.

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