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in fumo_progetti | I fumetti sui banchi di scuola

di - 17 Settembre 2008
Ci sono stati tempi in cui gli albi di Superman o Diabolik prima, Dylan Dog o Rat-Man poi, venivano sfogliati furtivamente sotto i banchi durante le ore più noiose di lezione. Ma i tempi stanno per cambiare. E a esser punito non sarà chi legge i fumetti a scuola, ma chi non lo farà.
In una fase particolarmente delicata per il futuro della scuola pubblica e dell’istruzione italiana, tra maestri con il lutto al braccio e insegnanti schierati contro i tagli imposti dal ministro Gelmini, accade infatti ciò che nessuno si aspettava: l’introduzione dei libri a fumetti fra i testi di scuola. L’iniziativa o, meglio, la proposta parte dal Museo del fumetto e dell’immagine di Lucca e dal suo responsabile Angelo Nencetti che, insieme all’assessore comunale Donatella Buonriposi, ha presentato al Ministero dell’Istruzione un progetto che è finito direttamente sulla scrivania di Gelmini. Il ministro, nonostante debba gestire le pesanti reazioni nate a seguito dei suoi provvedimenti, ha avuto il tempo di valutare la proposta. L’idea è piaciuta. E già nelle prossime due, tre settimane potrebbe essere approvata formalmente.

Il fumetto ha ormai assunto nel panorama culturale, in Italia e all’estero, il suo degno ruolo”, scrive Angelo Nencetti nel testo ufficiale del progetto. “Le caratteristiche divulgative, didattiche e mass mediatiche proprie del fumetto sono considerate estremamente positive in ambito sociologico e pedagogico. È quindi arrivato il momento di portare il fumetto nelle scuole italiane attraverso un progetto complessivamente articolato in due momenti”. Il primo riguarda l’integrazione delle biblioteche scolastiche di tutta Italia con albi e testi a fumetti. Il secondo punto, vera e propria rivoluzione culturale per un Paese come il nostro, che non ha mai pensato davvero al fumetto come letteratura disegnata, prevede l’utilizzo di una graphic novel a integrazione dei programmi ministeriali di storia e italiano in tutte le scuole medie, superiori e inferiori. Sarà poi la commissione scientifica del Museo del fumetto a suggerire i testi da adottare al Ministero dell’Istruzione, cui spetta invece il compito di individuare il “tema” dell’anno.

Si tratta di un giro d’affari che, potenzialmente, scardinerebbe le regole di mercato che finora hanno regolato la produzione e la distribuzione di romanzi grafici e albi a fumetti. I testi selezionati, tre ogni anno, raggiungerebbero complessivamente un numero di copie che si aggira attorno ai 20 milioni. Una cifra considerevole, se si pensa che si tratta di un libro a fumetti. E per non mettere in crisi case editrici e genitori (che dovrebbero ovviamente accollarsi il prezzo di quest’ulteriore testo d’approfondimento), ecco spuntare l’idea della distribuzione digitale della graphic novel. Tutto avverrebbe attraverso il sito internet del Museo del fumetto. Il costo? Circa 5 euro a copia, anche se digitale. Di cui 25 centesimi andranno al Museo; il resto spetta ad autori, editori e a tutti coloro che, di fatto, hanno diritti sull’opera. Un’operazione da compiere anche col sostegno delle scuole, che dovrebbero organizzarsi per fare acquisti di gruppo ed evitare così alle famiglie i pagamenti online. Le modalità, però, sono ancora tutte da definire.

Resta comunque un’idea rivoluzionaria, che ci farebbe assomigliare un po’ di più alla Francia, dove il fumetto è stato sdoganato dalla cultura d’élite a quella popolare già parecchi anni fa. Resta un progetto, ancora in fase di approvazione, che a partire dall’anno scolastico 2009/2010 potrebbe permettere il riavvicinamento dei giovani lettori al mondo dei fumetti.
Restano le speranze di autori e editori. Con loro ci sono tanti lettori e appassionati che, almeno stavolta, vorrebbero che il fumetto ottenesse quel riconoscimento formale che lo elevasse al concetto di letteratura disegnata. Stavolta non si parla di forma d’arte. Perché il binomio arte-fumetto è ormai patrimonio della nostra cultura.


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gianluca testa

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  • perché "la scrivania...DI Gelmini"? nella riga precedente si parla di "ministro" e non "ministra" (termine peraltro orrendo). Vorrei precisare che, il nostro ministro dell'istruzione, avrà difetti e pregi ma, senza alcun dubbio, è una DONNA (Mariastella)!

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