Categorie: in fumo

in fumo_recensioni | Un cielo radioso

di - 11 Febbraio 2009
Due vite s’incrociano, si scontrano, rimangono appese a un filo e, prima che i lampeggianti rischiarino la notte e la scena dell’incidente, danno inizio a un cammino surreale. Ecco così che Kazuhiro Kobota, impiegato quarantenne, schiacciato dallo stress da superlavoro, tipicamente giapponese e dannatamente letale, investe con il suo mezzo Takuya Onodera, liceale diciassettenne e aspirante corridore di motocross.
Dopo venti giorni di coma, gli occhi di Takuya si riaprono, inquadrando il concerto dei familiari intorno al suo capezzale, ma dentro di lui ora abita la coscienza di Kazuhiro, il cui corpo mortale ha smesso di respirare nello stesso istante del risveglio del liceale. La coscienza e la memoria di Takuya sono apparentemente scomparse e Kazuhiro torna alla vita nel fisico del ragazzo.
Uno shock terrificante per l’uomo, incatenato a un corpo e a un’esistenza estranei, costretto a vagare per luoghi sconosciuti interrogandosi sul perché gli sia stata concessa una seconda possibilità. Un interrogativo che trova una labile risposta nel bisogno di rivedere ancora (o per l’ultima volta) l’adorata moglie Michico e la figlia Tomomi.
La seconda chance, la reincarnazione “deviata” e la coscienza traslata dell’individuo sono temi cari al sensei Jiro Taniguchi. Dopo il viaggio a ritroso nel fiore dell’adolescenza per cambiare un futuro drammatico (In una lontana città), il maestro giapponese, con Un cielo radioso, rivolge la sua narrazione e il suo tratto a un tema ancora più toccante. Il momentaneo (o forse no) ingresso della coscienza di Kazuhiro in Takuya non ha un demiurgo preciso, una volontà superiore che conceda all’uomo un’aggiunta temporale per aver la possibilità di professare ciò che la vita non gli ha concesso.
Taniguchi non è interessato a spiegare il perché succeda ma il come venga vissuto questo stato, a metà tra un sogno nel limbo post mortem e una speranza di non lasciare rimpianti alle proprie spalle una volta che il ciclo sia finito. Un viaggio surreale tra sfumature drammatiche e tenue poesia per il momento più nero dell’esistenza umana. Un viaggio che avvolge il lettore come una coperta, cullandolo nella speranza dei protagonisti di vivere quantomeno quell’istante che dia loro la possibilità di non vanificare tutti gli sforzi compiuti nell’arco della loro vita.
Protagonisti tangibili, reali e fragili, le creature di Taniguchi sono piccoli mondi di sensazioni e dubbi, ottime raffigurazioni di un’umanità globale ed eterogenea. Il segno del sensei è preciso, perfetto nel realizzare ogni tratto dei loro volti e delle loro movenze all’interno di panorami stilisticamente unici e incredibili, grazie anche alla chiarezza di ogni minimo particolare.
Taniguchi narra e disegna legando tecnica a spirito creativo: con esperienza navigata, l’autore pizzica le corde dell’animo costruendo storie delicate e riconoscibilissime al suo pubblico e ai neofiti della sua arte.

Un pubblico che, leggendo le pagine della postfazione, coglierà la dolcezza del messaggio di Taniguchi, relegato in poche righe: “Un Cielo Radioso è ormai finito. Cosa potrei aggiungere? Mi basta pensare che il lettore, dopo aver scoperto questo racconto, forse si sentirà commosso”.

matteo benedetti

la rubrica in fumo è diretta da gianluca testa


Jiro Taniguchi – Un cielo radioso
Coconino Press, Bologna 2008
Pagg. 310, ill. b/n, € 18
ISBN 9788876180712
Info: la scheda dell’editore

[exibart]

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