Categorie: La foto

Addio ad Ata Kandó, una vita per la fotografia

di - 20 Settembre 2017
L’11 settembre, tre giorni prima del suo 104esimo compleanno, è scomparsa la fotografa ungherese Ata Kandó. La notizia però, è stata resa pubblica dalla famiglia solamente pochi giorni fa. Considerata una delle più importanti fotografe del ‘900, Kandó lavorò nella moda, raccontò la difficile condizione dei bambini durante la rivoluzione ungherese del 1956, e tra il 1961 e il 1965 andò in Sud America per fotografare alcune tribù dell’Amazzonia. Ma andiamo con ordine. Nata a Budapest nel 1913 da una famiglia di origine ebrea, Ata iniziò giovanissima a studiare fotografia, frequentò l’Accademia di Belle Arti e nel 1931, subito dopo aver sposato Gyula Kandó, si trasferì a Parigi, dove aprì, insieme al marito, un piccolo studio fotografico a due passi dal Louvre. Ma nel 1940 la situazione diventò tesa, l’ombra della Seconda guerra mondiale era sempre più vicina, e il 14 giugno dello stesso anno i tedeschi entrarono nella capitale francese. I due furono costretti a rifugiarsi in Ungheria, dove collaborarono con la resistenza nascondendo nella propria casa alcune famiglie ebree. Ritornata a Parigi conobbe Robert Capa, iniziò a lavorare per la Magnum Photos, continuando a dedicarsi anche alla fotografia di moda, e dopo il secondo divorzio (nel frattempo si era risposata con il fotografo e regista olandese Ed van der Elsken), realizzò una serie di fotografie molto intime, che ritraggono i suoi tre figli durante una vacanza nelle alpi olandesi, pubblicate nel 1957 nel libro Dream in the Forest. Nel 1956 prese vita uno dei suoi progetti più importanti, Red Book, una serie di ritratti in bianco e nero che raccontano da vicino le vite dei rifugiati, soprattutto bambini, durante la rivoluzione ungherese. Dopo il viaggio in Amazzonia nei primi anni sessanta, Ata ricevette molti premi, come il Righteous Among the Nations, l’onorificenza che lo Stato d’Israele conferisce a coloro che aiutarono gli ebrei durante il nazismo, la medaglia Pro Cultura Hungarica, e l’Hungarian Photographers Association Lifetime Achievement Award, continuando ad affermarsi a livello internazionale attraverso pubblicazioni e mostre in vari musei del mondo, l’ultima al Nederlands Fotomuseum di Rotterdam, che fino a gennaio ha ospitato la retrospettiva “Ata Kandó | I Shall Use My Time”. (NG)

Articoli recenti

  • Senza categoria

Milano riscopre il Salone dorato del Poldi Pezzoli: parte il restauro dell’ambiente simbolo della casa museo

Prende il via il restauro del Salone dorato del Museo Poldi Pezzoli, che riaprirà al pubblico il 15 settembre grazie…

7 Giugno 2026 13:30
  • Danza

Otello, Macbeth e Falstaff: Monica Casadei mette in danza la brama del potere

Dal femminicidio di Desdemona ai deliri di Macbeth, fino all'ironia di Falstaff: Monica Casadei porta in scena le molte forme…

7 Giugno 2026 11:30
  • Arte contemporanea

Il futuro può rallentare? Il South Asian Futurism alla Biennale di Venezia

La scrittrice Himali Singh Soin e il musicista David Soin Tappeser propongono un’idea di futuro fondata su ascolto, tessitura e…

7 Giugno 2026 10:30
  • Mercato

Una collezione straordinaria di minerali cerca nuovi proprietari

Di ametiste, smeraldi e acquemarine: Heritage Auctions porta in asta quasi 200 minerali da collezione, frutto di oltre mezzo secolo…

7 Giugno 2026 10:00
  • Fotografia

Other Identity #206, altre forme di identità culturali e pubbliche: Salvatore Matarazzo

Other Identity è la rubrica dedicata al racconto delle nuove identità visive e culturali e della loro rappresentazione, nel terzo…

7 Giugno 2026 9:30
  • Mostre

Man Ray, il suo dizionario impossibile a Milano

Fino al 24 luglio 2026, alla galleria Gió Marconi la retrospettiva milanese interpreta le opere del grande Man Ray come…

6 Giugno 2026 18:00