Henri Cartier-Bresson
Oggi del 1908, a Chanteloup in Francia, nasceva Henri Cartier-Bresson. E qui mi rendo conto di aver preso dal tempo una pausa troppo lunga! Si, perché il rischio di scrivere qualcosa su una delle lettere usate per formare la parola fotografia, che abbia un minimo di senso, è dietro l’angolo! La butterò un po’ a caso, ripescando dalla memoria le cose che di lui più mi sono rimaste. Innanzitutto, nasce già ricco, e questo a significare che la fame non è l’unica leva dell’uomo artista, benché pare che aiuti! Seconda cosa, la fotografia per Bresson arriva come seconda scelta. La prima fu la pittura, carriera che, dopo essere stato allievo di André Lothe, avrebbe voluto intraprendere ma che presto abbandonò per gli scarsi risultati ottenuti. E fu proprio quella frustrazione che gli mise in mano una Leica 35 e che lo rese celebre a New York come fotografo surrealista. Ma fu al suo ritorno in Francia, nel 1937, che iniziò a dedicarsi al fotogiornalismo. E da quelle parti, lui è stato il più grande di tutti! In quegli anni è ovunque. Documenta la guerra civile spagnola, le due grandi guerre, a cui partecipa anche come militante della resistenza francese. Nel 44 è a Parigi a raccontarne la liberazione. Insomma è sempre lì dove accade la storia e questo mi ricorda Paolo Rossi nei mondiali del 82, che magari non era tecnicamente il migliore, ma stava sempre lì dove arrivava la palla! Bresson, oltre ad essere il migliore, aveva la sensibilità o il culo di stare sempre al centro della scena! Per non farsi mancare niente, nel 1947, è tra i fondatori della storica agenzia Magnum, insieme a Robert Capa, David Seymur, George Rodger, William Vandivert. Una specie di dream team della fotografia! Un’ altra cosa che di Bresson mi affascina è quel rapporto d’amore, quasi morboso, con la sua macchina fotografica Leica. Non si limita mai a indicarla come la migliore ma ne parla sempre, ammettendo anche brevi tradimenti che però, lo riportano a lei sempre più convinto e innamorato. Addirittura in una delle sue frasi più celebri dice <la mia Leica mi ha detto che la vita è immediata e folgorante>. Se non è vero amore questo! Mi dimenticavo di ricordare che anche a lui, come alla maggior parte dei grandi capi indiani, hanno affibbiato un soprannome leggendario: occhio del secolo! Buona visione.
Intervista al curatore del Padiglione India alla Biennale d'Arte di Venezia 2026: Amin Jaffer ci parla di identità plurale, materiali…
Annunciate le 34 gallerie per il debutto milanese di Paris Internationale: la fiera conferma il suo taglio curatoriale, tra dialoghi…
Cento bandiere palestinesi, ricamate collettivamente a partire da testi provenienti da Gaza, accompagneranno la seconda missione via mare della Global…
Kounellis, Pistoletto, Penone, Paolini: dalla fine degli anni '60, l'obiettivo discreto di Paolo Mussat Sartor ha fissato per sempre opere,…
Dalla scansione del proprio cervello durante il digiuno a 260 sculture ceramiche. Con World of Plenty, Itamar Gilboa affronta la…
Al via la terza edizione di EDI Global Forum: istituzioni museali e professionisti della cultura internazionali incontrano il territorio, tra…