Categorie: lavagna

Icone per caso

di - 20 Febbraio 2018
Dopo i “Lari” di Villa Adriana è il turno del “Nodo” di Villa D’Este. Ovvero della seconda icona per caso di cui è possibile godere in aggiunta alle meraviglie delle due ville. Stavolta fornire qualche riferimento topografico è indispensabile, per reperire nel dedalo di alberi e viottoli dello splendido giardino questa piccola grande scultura, frutto dell’incontro magico tra l’uomo e la natura. Osservando la Villa sullo sfondo, sarà facile e divertente raggiungere quest’ennesima opera in cerca d’autore.
Si tratta di una “scultura” che è tutt’uno con l’incavo del tronco di un albero, generatosi come a volte accade in seguito al taglio di un ramo, laddove non resta che il cosiddetto “nodo”. Opportunamente riempito di cemento per evitare che degenerasse in un vulnus capace di danneggiare la pianta, sembrerebbe aver informato di sé l’opera dell’uomo. Incredibilmente, infatti, il fessurarsi del cemento per opera dell’umidità e degli sbalzi termici ha donato a tale “rattoppo” l’aspetto inconfondibile e non voluto proprio di un nodo. Le intemperie e il trascorrere del tempo hanno fatto il resto, ricoprendolo di una patina giallastra che va amalgamandolo progressivamente al tronco. Tra qualche tempo, sarà pressoché impossibile riconoscerne la natura artificiale, secondo una poiesis che ricorda vagamente il miglior Penone.
Se l’arte ci insegna a guardare il mondo con occhi diversi e il caso fa altrettanto imitandola, significa che quella stessa arte non ha plasmato il mondo a sua immagine e somiglianza, ma l’ha saputo ascoltare, il che vale di più perché più raro.
Roberto Ago

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