Categorie: lavagna

MARGINALIA #20

di - 18 Maggio 2017
Qualche tempo fa leggevo una conversazione con Gianni Celati in cui si diceva della necessità dell’ascolto. L’autore di Narratori delle Pianure dice: «Esisteva un narrare un tempo, un narrare naturale che nasceva dalla fiducia che chi ascolta ti segua passo a passo sui sentieri della fantasticazione».
E proprio quel tipo di ascolto mi sembra di ritrovare nel progetto Madeinfilandia, nato nel 2010 da un’idea di Luca Pancrazzi, Elena El Asmar, Loris Cecchini, Michela Eremita in collaborazione con FF fusionefilm, Brick centro per la ricerca e la cultura contemporanea, Gli Ori editori e la tenuta La Filanda di Pieve a Presciano, in provincia di Arezzo.
Madeinfilandia è un luogo inventato che abita un edificio di archeologia industriale del XIX secolo immerso nella campagna toscana. Dismesso nella sua funzione (lì c’era una volta una filanda), questo spazio ha ospitato dapprima lo studio di Pancrazzi e poi cammin facendo si è trasformato in qualcos’altro, la cui essenza è labile, fluida, disciolta nelle mille esperienze che al suo interno hanno preso vita in questi anni. «Le necessità artistiche stanno alla base dell’energia di Madeinfilandia, e l’energia è la natura di Madeinfilandia./ Questa è Madeinfilandia, quindi è facile poter dire che tutto il resto non abita qui./Tutto quello che succede qui è necessario ai soggetti che lo fanno succedere, tutto quello che accade deve accadere in modo tale che non accada due volte inutilmente./Tutto quello che ho visto succedere in Filandia è stato sorprendente per me e per chi lo ha fatto succedere./ Avere amici e artisti che costruiscono i loro progetti a partire da queste necessità è una doppia opportunità per entrambi per imparare dai propri limiti e dall’esperienza dell’altro», così scrive Pancrazzi. Nel tempo, questo ex edificio industriale è divenuto un luogo in cui si fa arte  all’insegna della socialità, se per socialità si intende degli individui che interagiscono tra di loro non per convenzione o obbligo ma per pura e semplice scelta. Madeinfilnadia potrebbe apparire allora come una residenza dove per un certo periodo dell’anno alcuni artisti vengono invitati a soggiornare per creare; ma questa definizione è fuorviante. Non c’è, infatti, una call a cui rispondere o un bando di partecipazione. Madeinfilandia è per lo più un progetto autofinanziato che gode di piena autonomia, perché sostenuto dagli artisti e dagli amici che vi partecipano. Dunque come si aderisce a Madeinfilandia? Sono i suoi abitanti che scelgono gli invitati, e ritorna un po’ in mente quel concetto di filoxenia o ospitalità nell’antica Grecia, oggi si direbbe vero e proprio dispositivo di relazione sociale basato sul rispetto reciproco; ma mentre anticamente alla dipartita dell’ospite il padrone offriva lui cibo e vesti, Pancrazzi e i suoi amici donano lo spazio e il tempo di un’esperienza autentica in un’atmosfera emotivamente carica di creatività per continuare il viaggio.
E i viandanti passati per di lì, integrati in una comunità di intenti e di spirito, spesso allargano a loro volta le maglie di quella rete, portando un po’ di energia altrove. Ne è un esempio il Museo d’Inverno a Siena fondato da Francesco Carone e Eugenia Vanni, partecipanti assidui della Filanda, ma anche e soprattutto Spazio C.O.S.M.O. a Milano. Attraverso un’esitante scala di piccole dimensioni si sale sulla soffitta posta sopra lo studio di Pancrazzi ed El Asmar. Spazio C.O.S.M.O. da settembre a giugno si trasforma nella succursale urbana della Filanda: periodicamente, spesso quegli stessi artisti passati per la campagna toscana si ritrovano a discutere progetti e allestiscono mostre, come nel caso di Loredana Longo e la sua 1mm di distanza, ultima inaugurata in ordine di tempo. Gestire una soffitta la cui aria è tagliata da robuste travi in legno non è semplicissimo, ma lei c’è riuscita seguendo la poetica che le appartiene: declinando attraverso una determinata forma e atmosfera gli oggetti, decori e interni di casa, in questo caso vecchie carte da parati a fiori e fantasie varie, ha realizzato delle pareti mobili che aprono ad un luogo onirico e compresso, come una stanza della memoria.
«Madeinfilandia non è un luogo, e neanche un logo», scrive ancora Pancrazzi. Madeinfilandia è una casa dove valgono le regole dell’accoglienza; la sua identità è affidata alle stratificazioni del vivere: voci, incontri, musica, risate, parole. Elementi volubili che si dissolvono al sole del giorno dopo e che non possono essere catalogati, categorizzati o misurati, nonostante lascino delle tracce. Come Noiseinfilandia, ultimo evento organizzato nel settembre 2016: una giornata di sonorizzazione in cui per dodici ore si sono esibiti artisti e musicisti in live session, concerti, dj set, cori acustici, elettrici ed elettronici per indagare tutte le possibilità del suono.
Quando sono entrata nello studio di Luca Pancrazzi ho visto un’opera, Mira, carabina calibro 4,5, pregna di bianco in cui si declinano in maniera alterna i verbi sperare e sparare; alla prima persona plurale, entrambi assumono la forma di “noi spariamo”. Sul perché di questa tangenza mi sono interrogata. Il legame sembra esistere, anche e solo ad intuito: entrambi hanno a che fare con qualcosa che sta davanti a noi e che da noi si scinde, proiettandosi verso un immaginifico futuro nel primo caso, disgregandosi e distruggendosi nel suo insieme nel secondo. I calembour insegnano come sia facile giocare con il linguaggio e i suoi significati e quante facce possa contenere una parola. Ma a questa parola c’è qualcuno che ancora presti ascolto? Sembra di si.
Serena Carbone

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