Categorie: lavagna

Parola di critico | Nymphomaniac, oltre il sesso |

di - 31 Marzo 2014
È difficile immaginare un film dalla struttura così complessa e disturbante come Nymphomaniac, l’ultimo capolavoro di Lars Von Trier, di cui la prima parte è uscita nelle sale cinematografiche francesi già da un paio di mesi e finalmente è in arrivo in Italia. Molto, in Francia, se ne è detto e scritto, soprattutto per le scene di sesso hard core, che hanno rischiato di impedirne la distribuzione da noi.
Certo, il sesso c’è, ed è più che esplicito, perché fa parte dell’immaginario globale, dove il porno on line la fa da padrone ed ognuno, nell’infinito supermarket della carne su Internet, può scegliere le perversioni che preferisce. E Von Trier, abilissimo cantore di angosce, ansie e paure di un pianeta sempre più piccolo, mette il dito nella piaga, raccontando con una raffinatezza degna di De Sade e Von Sacher-Masoch (ma anche di Alina Reyes e Giovanni Boccaccio) le disavventure di una ninfomane che sperimenta ogni possibile tipo di situazioni con un immaginario sessuale che farebbe impallidire in pubblico ogni persona che, in privato, clicca su siti innominabili per scatenare i propri istinti.

Ma nonostante questo, l’occhio di Von Trier non è mai voyeuristico o gratuito, ma intessuto di riferimenti culturali di ogni genere: dalle pagine di Lady Chatterly ai dipinti di Balthus, per non parlare delle immagini di artisti come Andres Serrano, Sam Taylor Wood, Steve Mc Queen e tanti altri. Il vero pregio del film non è certo l’abbondanza di scene scabrose (ma per chi?) piuttosto la costruzione narrativa, che innesta sulla classica struttura del racconto di iniziazione, caro alla letteratura romantica, una serie di itinerari paralleli che si dipanano in perfetto equilibrio tra parola e immagine. Il menage à trois è un’occasione per descrivere la struttura delle sonate di Bach in rapporto alla filosofia e alla matematica, le strategie di rimorchio di due ragazzine adolescenti su un treno danno lo spunto per analizzare le tattiche di pesca nei fiumi, dove il comportamento dei pesci ricorda le tattiche di seduzione delle ragazze. In un perfetto e inquietante intreccio tra high and low, istinto e ragione, ossessione e moralità, angoscia e freddezza, il film ci pone una serie di questioni sul mondo di oggi con la raffinatezza di una conversazione nel salotto di Madame du Deffand, dove i due protagonisti commentano con la serietà, il tono e la misura di due filosofi illuministi il rapporto tra diritto e morale, ninfomania e solitudine, abbandono e consapevolezza.

Mai una parola di troppo, mai una scena fuori posto: in un lucido viaggio negli inferi della mente contemporanea, intrapreso con un’eleganza mai vista sullo schermo, Von Trier ci conduce nel cuore di tutte le ossessioni del XXI secolo, senza concederci un attimo di tregua. Più complesso di Melancolia, più drammatico di Le Onde del Destino, con Nymphomaniac Von Trier si conferma come il regista più coraggioso e complesso del cinema mondiale, per la capacità di farci affacciare sull’orlo dell’abisso e poi, a differenza di altri prima di lui (e penso soprattutto al nostro Pasolini, con Salò), di spingerci dentro con la lentezza necessaria per ammirare ogni dettaglio della caduta. In attesa dell’uscita della seconda parte, non perdetelo!
Ludovico Pratesi

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