Categorie: lavagna

Tra Wojtyla, il pastore tedesco e il signor B

di - 12 Febbraio 2013
Ma quanto rosicherà Berlusca: ieri la bomba Ratzinger, che l’ha sbattuto fuori dalla scena mediatica, neanche fosse la sorella del boss di Candyland, in Django di Tarantino, volata via con una fucilata dopo il gentile congedo della “negra di casa” Oggi poi c’è Sanremo e l’effetto oscuramento raddoppia. Cristo! si sarà detto l’ottavo nano, ci mancava il Papa a mettersi di traverso, e ora, dopo aver detto che dello spread non ce ne può fregare di meno, che cavolo m’invento per far parlare di me i giornali e rimbalzare da un canale all’altro tv? Quando mi sono dimesso, mica è successo tutto ‘sto casino. Eppure c’era di mezzo pure la Merkel, la “C. i.”, e una congiura vera, altro che i Wikileaks del Vaticano! Ma invece qua tutti a parlare di “rispetto”, di “gesto rivoluzionario”, “fragile grandezza”, “modernità del Vaticano” a strologare sul dopo. E io? Anche a me anni Moretti aveva riservato un film profetico. No, questa proprio non ci voleva.

E mentre il signor B. si fa i suoi conti che non tornano e continua a fare il macho da bar con le donne, nel frattempo Roma ridiventa caput mundi: il nuovo premier, il nuovo parlamento, il nuovo presidente della Regione (e di default quello della Provincia), il nuovo sindaco, il nuovo presidente della Repubblica, e ora pure il nuovo papa.

Con il rischio che da caput mundi, diventi Kaputt o K.O., schiacciata dal peso di tanta pressione mediatica, tanti voti, conclavi e così via eleggendo.

Ma a noi l’umile, grande gesto ci piace parecchio. Altro che il più grande performer della storia, papa Wojtyla, così celebrato nientemeno che da Marina Abramovic che lo mostrava a suoi studenti come esempio di straordinaria capacità di scena e comunicativa! Altro che la Nona Ora di Cattelan, con (sempre) Wojtyla atterrato dalla meteorite. Qui la classe, l’immensità del fallimento è roba vera. Che neanche l’arte riesce ad eguagliare.

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