Categorie: lavagna

TRE DOMANDE A…

di - 12 Novembre 2018
Il progetto Proloco, presentato dalla galleria d’arte contemporanea LaVeronica, ha inaugurato lo scorso agosto. Abbiamo posto qualche domanda ai protagonisti, Marinella Senatore e il gruppo ‘E Zezi.
Da quali intenzioni muove il progetto Proloco e come esso si evolverà?
Galleria LaVeronica: «Il progetto Proloco nasce dall’incontro con una serie di realtà artistiche che hanno operato in specifici territori, costituendosi come nuclei di resistenza e facendo dell’uso della “piccola scala” una modalità operativa. Per un anno la galleria si trasformerà in uno spazio che racconterà questi incontri e darà voce a queste realtà attraverso una serie di mostre, concerti, presentazioni di libri e workshop in dialogo con la comunità locale. Abbiamo avuto il piacere di ospitare, tra gli altri, il gruppo operaio ‘E Zezi, formazione musicale nata negli anni settanta nella fabbrica dell’Alfa Sud di Pomigliano D’Arco che per l’occasione ha collaborato con l’artista Marinella Senatore; ospiteremo Gino Gianuizzi, che presenterà l’archivio della galleria Neon da lui fondata a Bologna nel 1981; Giuseppe Frau Gallery, collettivo di artisti sardi impegnati nella regione del Sulcis, dove hanno fondato una scuola civica di Arte Contemporanea. Proloco si concluderà ad agosto 2019 riproponendo la mostra di un solo giorno Wherever, centro ricreativo di quartiere del pittore ispicese Francesco Lauretta già presentata in galleria nel 2008».
Marinella Senatore e il gruppo ‘E Zezi, Proloco, Galleria Laveronica

In che termini vivi la militanza politica?
Marinella Senatore: «Sono un’attivista da quando avevo 15 anni e le strutture sociali hanno sempre attirato la mia attenzione, soprattutto quando prevedevo o ipotizzavo trasformazioni in esse. In generale, credo di fare un lavoro politico soprattutto in termini di praxis e non necessariamente sempre di contenuti, seppure la piattaforma Protest Forms: Memory and Celebration si declina attraverso la partecipazione di attivisti, pensatori, artisti folk, operai, slam poets, nonché il teatro ambulante e la “assemblea”, come azione performativa sostanziale in termini di co-esistenza, sia ovviamente dedicata alle possibilità della protesta e alla sua celebrazione come momento di emancipazione dell’essere umano. Ma la moda diffusa dell’arte impegnata in temi socio/politici, senza un riscontro nella vita quotidiana, mi lascia molto indifferente, come tante mode. Rappresentare non mi sembra interessante, ma vivere una dimensione politica del fare è tutt’altra cosa. E in questo momento storico posizionarsi, al di là del proprio ruolo sociale, è abbastanza urgente. Ogni volta s’inizia da capo: “attivare” è quello che più mi interessa. Ciascun progetto richiede senso etico e flessibilità, anche nella metodologia, perché si sta parlando e proponendo di lavorare insieme a persone, non oggetti. A ogni conversazione, le persone raccontano di sé, propongono, pongono domande, negoziano, oppure contestano la loro eventuale partecipazione. Uso il termine “partecipante” e non collaboratore, perché essere davvero “parte” è fondamentale e se questa parte dovesse venire a mancare l’insieme del risultato non sarebbe lo stesso. Per me, qui risiede il concetto di partecipazione».
Marinella Senatore e il gruppo ‘E Zezi, Proloco, Galleria Laveronica
Qual è il retaggio socio-politico che ha portato alla formazione di ‘E Zezi e qual è il percorso che il gruppo ancora persegue?
‘E Zezi: «Le periferie napoletane, anni ‘60 circa, urlavano per la ‘fame’, per il lavoro e per lo sviluppo. Il governo e i capitalisti di allora a corto d’idee – come quelli di oggi – pensarono all’automobile e all’AlfaSud. Pomigliano d’Arco aveva già industrie come Alfaromeo e Aerfer (oggi Alenia) con una classe operaia ma iniziò comunque l’insediamento dalla fabbrica Alfasud. Insieme a sindacati e partiti e anche noi abbiamo percepito sin da subito la violenza, su più fronti: il territorio/il sociale/la cultura, le tradizioni/ le capacità produttive e la gente…tutto per aria, più o meno. Nel tritacarne, la povera gente di Pomigliano, Acerra, Napoli e tutta la Regione. Pensammo in tanti di fare una lotta dura a tanta violenza e sconquasso sociale. Con altri, pensammo di formare ‘E Zezi, un gruppo musicale di tradizione e innovazione che cantasse e urlasse della violenta trasformazione in atto su questo territorio napoletano, vesuviano e della sua gente. Succede nel 1974. A tanti anni di distanza dall’inizio è ancora Necessario e Urgente: Suonare Cantare Avere Voce contro i soprusi/lo sfruttamento/i razzismi/la violenza. A questo proposito, esce in questi giorni il libro edito Einaudi Il Diluvio Universale, con un bel capitolo incentrato sulla storia di Pomigliano, Alfasud, Zezi, e dello sconquasso intorno al Vesuvio».
Giulia Colletti

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