Categorie: lavagna

What’s Queer | Paolo di Giosia

di - 17 Marzo 2018
Non poteva che approdare ad un tema socio-sanitario il percorso artistico di Paolo di Giosia. La sua personale “HIV/AIDS”, curata da Alessandra Angelucci, in mostra a L’Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee di Teramo fino al 31 marzo, parte proprio dal dato scientifico per lanciare un messaggio forte alle coscienze attraverso l’impatto emotivo della tecnica fotografica.
Una prima sala in cui sette scatti costringono il visitatore a fare i conti con la presenza plastica di corpi nudi, oggetto privilegiato dell’indagine di Di Giosia, ritratti in contesti di abbandono (altro topos del fotografo montoriese). Il bianco e nero esasperato restituisce giochi di luci e ombre che disegnano profili di uomini e donne distesi tra calcinacci e muri crepati. Immagini contrastanti dove si mettono in gioco dicotomie come bellezza/degrado, presenza/solitudine, vita/morte. E nelle quali nulla è ciò che sembra. Proprio come il portatore sano del virus: la sieropositività, grazie ai progressi della medicina, può non rappresentare più una condanna a morte. Ma i farmaci nascondono, non cancellano. Mentre nella consapevolezza sociale l’AIDS sembra non fare più paura come un tempo. È bene tornare a parlarne, riaccendere i riflettori, svegliare le coscienze.
È questo il secondo capitolo della mostra: un video in cui due giovani scrivono con vernice scura su pareti deturpate dal tempo dati reali e crudi relativi alla diffusione del virus in Italia dagli anni Ottanta ad oggi. È in questa sala che si raggiunge l’apice del messaggio inoltrato da Paolo di Giosia, che sopra i panni dell’artista veste quelli del divulgatore scientifico, mettendo la sua arte al servizio del sociale. Una costruzione del racconto che si chiude con l’installazione che offre alla lettura di tutti una testimonianza autografa dell’imprenditore Daniele Kihlgren in cui rivela la sua sieropositività. Visitando la sua personale ho avuto l’opportunità di approfondire alcuni temi insieme a Paolo di Giosia.
Untitled, 2009, fotografia analogica su pellicola invertibile in bn
Perché l’esigenza di indagare il tema dell’HIV e dell’AIDS attraverso la fotografia?
«Lavorando a stretto contatto con medici e pazienti quotidianamente impegnati nella lotta al virus e alla malattia, mi sono reso conto che dopo il clamore mediatico seguito alla diffusione dei primi casi anche nel nostro Paese, nel corso dei decenni l’attenzione sull’HIV e sull’AIDS è andata scemando, fin quasi a spegnersi. Mentre non si è affatto fermato il contagio come dimostrano i dati diffusi ogni anno dall’Istituto Superiore della Sanità. Ritengo importante sensibilizzare soprattutto le giovani generazioni, che spesso non sanno nemmeno come avviene il contagio, a stili di vita corretti e all’importanza della prevenzione».
Il tuo percorso artistico è approdato nel tempo al racconto dell’intimità e dell’anima. Perché hai fatto della persona l’oggetto della tua ricerca?
«Da diversi anni con la fotografia cerco di indagare gli aspetti più nascosti dell’umanità. Solitudine, abbandono, indifferenza, follia…Condizioni che sono molto più presenti di quanto immaginiamo. Spogliare le persone degli orpelli della società contemporanea e catturare in uno scatto l’essenza di un corpo, di uno sguardo, di un gesto: è questo l’obiettivo del mio lavoro che amo realizzare in luoghi abbandonati che ormai mi sono diventati familiari e rappresentano il mio “studio di posa”. Ogni scatto che ottengo è qualcosa di unico e irripetibile perché già fissato nella mia mente prima ancora che lo diventi sulla pellicola. È così che riesco a trasformare l’idea iniziale in un racconto per immagini».
Alessandro Di Emidio
Paolo di Giosia – HIV/AIDS
a cura di Alessandra Angelucci
Mostra fino al 31 marzo 2018
L’Arca – Laboratorio per le Arti Contemporanee
Largo San Matteo, Teramo
Patrocini:
AUSL Teramo – Regione Abruzzo – Provincia di Teramo – Città di Teramo
Università degli Studi di Teramo – Ufficio Scolastico Regionale

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