Fino al 24.IX.2017 | Gianfranco Basso. Needle time | Palazzo Castromediano-Vernazza, Lecce
“Needle time”, cioè “tempo dell’ago”. Per quindici tele ricamate, quattordici a mano e una a macchina, dai piccoli ai grandi formati. Il filo cucito è, insomma, il motivo conduttore della personale di Gianfranco Basso (1978) ospitata a Lecce, sua città natale, nelle sale di Palazzo Castromediano-Vernazza. Anzi, è molto di più. Sottratto alla sua destinazione funzionale, infatti, si rivela un incredibile catalizzatore di rimandi linguistici e simbolici, sospesi tra passato e presente, tradizione e innovazione, storia e mito, artigianalità e concettualità. Il filo cucito, il ricamo ordito dall’artista di origini salentine si comporta, infatti, come un fiume carsico, precipitando nel tessuto, infiltrandosi tra le trame della tela come in grotte sotterranee. E riapparendo in un altrove spesso inatteso e lontano. Basso d’altronde, come la sua arte, ama nascondersi nei meandri di una creatività silenziosa, discreta, intima. Rivolta al conseguimento dell’essenza della bellezza. Per officiarne il culto, facendo affiorare sulle superfici delle sue tele ricamate (per esempio in Crossingtime, 2016; Momentum, 2016; Second world, 2016; Spettatori, 2017) il denso equilibrio tra classicismo e naturalismo dei mosaici pompeiani, l’inquietudine metafisica delle muse dechirichiane, la solenne ieraticità dei fondi oro medievali, la luce nelle rispettive declinazioni di Paul Klee e Wassily Kandinsky, la purezza scultorea di Arturo Martini. E ancora, l’immediatezza e la gioia dei dipinti di Henri Matisse, le maschere essenziali di Pablo Picasso e l’incarnazione spirituale di Alberto Giacometti. La bellezza per Basso è come un castello con molte stanze sconosciute colme di quadri, sculture, mosaici, affreschi, arazzi che si scoprono con meraviglia nel corso del tempo.
Crossing time, 2016. Ricamo su tessuto, 70 x 50
L’ordito delle sue figurazioni è tessuto secondo la liturgia di una bellezza misterica, autoreferenziale, che promana in forma affatto vincolante dal suo genius loci, dal suo territorio antropologico dove ha messo radici la sua infanzia, Lecce. Da questo vulcanico entroterra concettuale si è sviluppata la sua personalissima iconografia che intreccia, su una struttura spesso centrale, figure umane dalle tipiche teste ovoidali e calve, danzanti quasi a inscenare un mimo arcano. Lo spazio dove si svolge l’azione è il sipario di un teatro, aperto ogni volta su una fitta foresta di simboli. Elementi sviluppati sotto lo sguardo familiare e immaginario dell’artista salentino e il lento incedere della sua mano, a recitare un copione dove risuonano, giorno dopo giorno, gli intimi echi della memoria di un’epopea personale, trasferiti nella dimensione del presente. Gianfranco Basso mi ha confessato di lavorare come immerso nel sonno e, soprattutto, in un silenzio mentale che gli favorisce un’alterazione delle ragioni, un loro corto circuito di cui l’opera rende frequentemente la forza della bellezza con l’emergere dei segni dei timori, dei ricordi e dei desideri. Le sue tele ricamate, tuttavia, si guardano bene dall’evolversi seguendo le suggestioni della bellezza disarticolata dei surrealisti. Meglio quella strutturata, lungi da ogni automatismo di impronta magrittiana, solidamente presente come avviene nelle icone dell’Est e nelle pitture di Giotto come di Piero della Francesca.
La sua pratica, pertanto, nonostante una ritualità di ancestrali rimandi, risulta straordinariamente contemporanea; lo stesso filo cucito è restituito a una consapevole, a tratti sbalorditiva, contemporaneità.
Cesare Biasini Selvaggi
mostra visitata il 9 settembre
Dal 9 al 24 settembre 2017
Gianfranco Basso. Needle time
Palazzo Castromediano-Vernazza
Piazzetta Pellegrino, Lecce
orari: dal lunedì al giovedì: 17.00-21.00; dal venerdì alla domenica: 9.00-13.00 / 17.00-21.00
info: www.gianfrancobasso.it
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