Categorie: Libri ed editoria

libri_architettura | Case in Giappone | (electa 2005)

di - 24 Agosto 2005

I moderni uomini d’affari giapponesi vestono gessati Armani, ascoltano musica occidentale e viaggiano sullo Shinkansen, il treno superveloce a levitazione magnetica. Ma di sera, quando tornano a casa dal lavoro, indossano il kimono, mangiano la soba e riposano sui futon. Paradossi?
Si dice che il Giappone sia il paese dei mille contrasti, ma probabilmente questo è un “problema fittizio”, perché quelle che ad occhi europei sembrano contraddizioni, qui si riescono a coniugare in un’unità armonica: il villaggio dietro al grattacielo, la natura venerata e vilipesa, il treno del futuro e i tetti in pietra lucida di qualche antico tempio buddista.
Pur senza aver la pretesa di riassumere la complessità dell’abitare giapponese contemporaneo, questo volume è senza dubbio un esaustivo laboratorio di ricerca, con interventi che spaziano dalla ristrutturazione alla riconversione tecnologica, dalla nuova edificazione all’installazione a fini espositivi.
Sebbene le architetture presentate siano formalmente molto diverse tra loro –la struttura totemica di Tadao Ando, il bianco totale della casa di Kazujo Sejima, la trasparenza della Picture Window House di Shigeru Ban, la lamiera ondulata di Shuei Endo– sono legate da una comune filosofia che privilegia l’essenza rispetto alla ridondanza, la sintesi alla retorica. Non sono la forma o lo stile a determinare la qualità di un progetto, ma l’utilizzo e l’interpretazione “intelligente” degli spazi, la sperimentazione di materiali inediti, gli accorgimenti tecnici, la sensibilità paesaggistica.
Il risultato architettonico è stupefacente: tradizione e innovazione si fondono in costruzioni di rara bellezza, espressione di un’estetica che investe ogni dettaglio, sebbene sui marciapiedi, tralicci e fili elettrici attraversino le strade da una casa all’altra. I sedici progetti sono accomunati da rigore formale, semplicità, assenza di suppellettili, flessibilità e mutevolezza degli spazi abitativi, pulizia delle linee; elementi finalizzati alla percezione del vuoto fisico ed estetico come condizione essenziale per la liberazione della mente.
L’ambiente nel quale il vuoto sembra concentrare e mettere in evidenza la sua presenza, divenuto in Giappone una vera e propria tipologia architettonica, è il sukiya o il padiglione del the, rappresentato nel volume dalla realizzazione di Arata Isozaki. Molte case, soprattutto quelle cittadine, manifestano la ricerca di equilibrio e silenzio “ripiegandosi” su sé stesse, mediante l’uso di pannelli fonoassorbenti e privandosi di aperture sulla facciata.
La rassegna è firmata da personalità molto note alla critica architettonica internazionale e ogni progetto è corredato da numerose immagini a colori, dettagliate piante e prospetti, nonché una sintetica biografia professionale del progettista, elementi che permettono al lettore di percepire con chiarezza le scelte operate da ogni architetto all’interno di un variegato spettro di vincoli e possibilità.

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isabella casali


Case in Giappone, a cura di Francesca Chiorino, Milano, Electa, 2005, ISBN 8837031823 pp. 176, illustrato – € 40. www.electaweb.com

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