Categorie: Libri ed editoria

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di - 28 Marzo 2017
Se storicamente Firenze è sempre stata considerata la città dell’Umanesimo, la “culla del Rinascimento”, questo volume ci porta a riflettere come la città di ieri, quella di un passato prossimo, quella degli ultimi cinquant’anni abbia invece avuto un ruolo dominante nel panorama dell’arte contemporanea senza che, quasi se ne sia resa conto poiché certe manifestazioni si sono sviluppate al di fuori dei consueti circuiti istituzionali e si sono affermate più all’estero che nella città dei Medici.
Già alla fine degli anni Sessanta con la Poesia visiva e con l’Architettura radicale,  Firenze aveva dato un notevole apporto alla neoavanguardia internazionale con esperienze che non hanno tardato a essere apprezzate e seguite. Ma è con gli anni Settanta che affiorano e si concretizzano una serie di episodi, anche molto diversi tra loro, che hanno segnato il trend delle arti visive (e non solo) a Firenze. Quindi dalla performance alla video art, dalle attività delle gallerie indipendenti all’editoria d’artista, la città è al centro, con artisti provenienti da tutto il mondo, di un’effervescente e inedita creatività. Dalla fine degli anni Ottanta e per i decenni successivi il sistema dell’arte contemporanea si spalma su tutto il territorio regionale della Toscana proponendo una progettualità legata a collezionisti, galleristi e artisti.
Arte a Firenze 1970-2015. Una città in prospettiva grazie al lavoro delle due curatrici Alessandra Acocella e Caterina Toschi tenta, in modo proficuo, di ripercorrere le molteplici esperienze che si sono susseguite e che hanno però anche convissuto in città: per la prima volta viene qui sintetizzato, in modo concreto e documentato, il rapporto che a Firenze si è creato tra “cornice storica e aggiornamento artistico”.
Il volume è sostanzialmente suddiviso in tre parti distinte: Firenze e la scena internazionale, Firenze vs Firenze: arte, città e sfera pubblica, Il vuoto istituzionale e le sue alternative e analizza i differenti aspetti dell’ultimo trentennio del XX secolo e del primo quindicennio degli anni Duemila.

Viene così fatto un focus sulla sperimentazione nata dalla collaborazione tra artisti senza la mediazione dei galleristi che hanno dato vita alla Galleria Schema fondata da Alberto Moretti, e al collettivo Zona che ha avuto in Maurizio Nannucci uno dei suoi fondatori e attivo propulsore insieme a Mario Mariotti e Paolo Masi. Viene messo in luce anche il rapporto tra arte e architettura che ha avuto nel Superstudio di Adolfo Natalini e Cristiano Toraldo di Francia i massimi punti di riferimento, ma anche Art/Tapes/22 di Maria Gloria Bicocchi che ha contribuito alla produzione e alla diffusione del video d’artista e il ruolo assunto da Villa Romana con Joachim Burmeister.
Un posto determinante è ricoperto dall’editoria e dai libri d’artista che in quegli anni si diffondono riscuotendo una notevole attenzione di pubblico e di critica:  fondamentale per questo aspetto è il Centro Di di Alessandra e Ferruccio Marchi che con la loro attività editoriale hanno creato un nuovo modo di fare libri e in particolare di fare libri d’arte.
Inoltre, vengono esaminate anche alcune esposizioni che hanno segnato in modo indelebile con i loro cataloghi e materiali informativi il percorso dell’arte degli anni Settanta e Ottanta: un esempio tra tutti è Umanesimo, Disumanesimo nell’arte europea 1890/1980 curata da Lara Vinca Masini che focalizza la propria attenzione sulla rilettura dello spazio urbano analogamente a quanto stava facendo, per altri versi, il collettivo d’arte Il Moro.
Largo spazio è dato alla figura di Mario Mariotti, artista ecclettico che già dagli anni Settanta ha lasciato la propria traccia in città con interventi di varia natura ma che negli anni Ottanta sfoga verso un coté ludico e d’intrattenimento ma anche dissacrante, che riscuote un certo seguito.

È in una Firenze che ama cullarsi nella sua aura elegante e un po’ snob che Pier Vittorio Tondelli intravede il luogo ideale per lo sviluppo di una cultura underground; è, infatti, ai primi anni Ottanta che con un suo scritto dà il via alla rivista “Westuff” fondata da Maria Luisa Frisa, Bruno Casini e Stefano Tonchi. In breve tempo attorno a loro si riuniscono artisti, scrittori, stilisti e poeti provenienti da tutto il mondo che danno vita a compagnie teatrali (Magazzini criminali e Krypton), gruppi musicali (Litfiba e Diaframma) che, in senso lato, si possono poi identificare come la «generazione Westuff»: l’obiettivo principe è dunque quello di far confluire tutte le arti in un unico luogo e creare una contaminazione tra loro in particolare con la moda.
La metà degli anni Ottanta è caratterizzata da Made in Florence. L’arte in città: interviste, recuperi, suggerimenti, interscambi, una rassegna che ha lo scopo di far emergere gli artisti di ricerca sul territorio che li ha accolti. Ecco dunque che prendono vita esposizioni personali e collettive su artisti molto diversi tra loro sia per tipologia che per età: Alberto Moretti, Giovanni Colacicchi, Gustavo Giulietti ma anche Fabrizio Corneli, Maurizio Mannucci, Paolo Masi, Paolo Scheggi, Renato Ranaldi e molti altri.

Già l’indomani dell’alluvione del 1966 Carlo Ludovico Ragghianti poneva le basi per la realizzazione di un museo d’arte contemporanea a Firenze. La questione annosa e dibattuta a lungo ha occupato le colonne della cronaca per molto tempo e ha animato le discussioni degli addetti ai lavori. La visione fiorentinocentrica della città già nel 1970 aveva fatto sì che la mostra Due decenni di eventi artistici in Italia. 1950-1970 curata da Sandra Pinto fosse stata fatto a Prato; questo sguardo un po’ miope, perpetuato nel tempo, non ha permesso ci fosse un coinvolgimento delle città dell’area metropolitana a vocazione contemporanea nella sua gestione e ha portato Prato a sostituire Firenze per ospitare il Centro per l’arte Contemporanea Luigi Pecci sorto nel 1988. Superata la palude degli anni Novanta entro cui il tema del museo d’arte contemporanea a Firenze tornava in auge solo alla vigilia delle consultazioni elettorali, finalmente nel 2014 nell’antico Spedale delle Leopoldine in piazza Santa Maria Novella viene aperto il Museo Novecento che seppur con molti limiti, carenze e disorganizzazione si auspica che sia il primo passo verso una sinergia tra città e istituzioni per lo meno a livello almeno regionale.
Enrica Ravenni
Arte a Firenze 1970-2015. Una città in prospettiva
a cura di Alessandra Acocella e Caterina Toschi. Testi di Alberto Salvadori, Maria Grazia Messina, Barbara Cinelli, Desdemona Ventroni, Caterina Toschi, Carlotta Castellani, Elena Salza, Valentina Russo, Leonardo Bigazzi, Eva Francioli, Alessandra Acocella, Ilaria Cicali e Giorgia Marotta, Irene Balzani, Alessandro Gallicchio, Elena Magini
Editore: Quolibet
Anno di pubblicazione: 2016
Pagine: 464
Lingua: italiana e inglese
26 Euro

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