Categorie: Libri ed editoria

Stefano Dal Bianco: la poesia come forma di guarigione dal chiasso del quotidiano

di - 20 Aprile 2025

«Tutto il paese dorme o è chiuso silenziosamente in casa». Missione della poesia, tramite tra noi e il nostro quotidiano e ascolto della lingua nella sua purezza, è per Stefano Dal Bianco riuscire a fermarci, abbracciare il silenzio, interiorizzare un luogo, possederlo nella sua totalità e non attraverso la materialità degli oggetti, perché il paradiso è uno stato mentale, sacrale, come già avevano descritto giganti della poesia, da Giacomo Leopardi a Andrea Zanzotto.

Studioso della metrica e del verso, della competenza e dell’essenza della lingua italiana della tradizione, già autore di raccolte poetiche note come La bella mano, Stanze del gusto cattivo, Ritorno a Planaval, Prove di libertà, l’autore racconta il suo paradiso che non allude alla dimensione celestiale dantesca, tantomeno al Locus Amoenus ideale, piuttosto a un viaggio compiuto nella Natura dall’Io lirico del poeta, accompagnato dal cane Tito, sua guida come Virgilio per Dante e coprotagonista dell’opera.

Stefano Dal Bianco (Sabrina Mori Carmignani). Courtesy Garzanti

Il rapporto tra l’uomo e l’animale è descritto nella sua interezza, realtà, semplicità, senza alcuna retorica o luogo comune, attraverso piani psicologici che s’intersecano continuamente, mostrandone i limiti, la fragilità, lo stupore, l’autenticità. L’autore ci svela un paradiso di figure, animali e vegetali, composto da boschi, fiumi, una natura allo stato brado. E restituendoci la sua semplicità che però sottende forza e ribellione, paura e inquietudine, basti pensare alle alluvioni, che negli ultimi tempi sconvolgono il nostro paese, ai terremoti, al degrado ambientale, all’impoverimento delle risorse naturali.

Il titolo della raccolta richiama il Paradiso Terrestre, dall’ebraico che vuol dire “giardino, luogo chiuso, recinto”. Apre dunque la questione del luogo che se da un lato può essere paradisiaco, permettere cioè a uno sguardo e a un ascolto attenti quasi uno stato di grazia e di catarsi, dall’altro è a tratti minaccioso e feroce. La storia dell’arte ha descritto paradisi terrestri che spaziano dall’immaginario del trittico di fine ‘400 dell’olandese Hieronymus Bosch Il Giardino delle delizie del Prado, che rappresentava però comunque scene bibliche a intento religioso, fino all’ 800 con Paul Gauguin e il Paradiso Perduto di Tahiti, c’è anche un film del 2019 che porta questo titolo; ma se in Gauguin c’è una fuga dal caos e dalla vita metropolitana in Dal Bianco c’è la fortuna di non dover fuggire ma di abitare in un piccolo borgo delle colline senesi di poche anime, Orgia, e avere un diretto e privilegiato contatto con la natura.

La particolarità di questo libro è che, oltre a essere nato nel periodo della pandemia e ad essere rigorosamente in ordine cronologico, dalla primavera del 2020 all’estate del 2022, è stato scritto direttamente nel “qui e ora”, in presa diretta, come un piano sequenza cinematografico, grazie alla registrazione della voce dell’autore poi trascritta, all’immediatezza, all’istantaneità, a uno stato di grazia che in una parola coincide con l’ispirazione.

Ciò ci mostra anche il valore dello scorrere del tempo e la valenza delle pause mentre accadono le cose, come il vento o che un cane abbai. Una sorta di Canzoniere petrarchesco dunque dove anziché l’amore infelice per l’amata Laura si narra dell’amore disincantato per il cagnetto, intendendo il disincanto come superamento di un’illusione e recupero di realtà. E si narra anche il rispetto che bisognerebbe avere nell’approccio con la Natura. A questo riguardo cito il concetto contemporaneo degli anni 2000 di Terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Si tratta della fusione fra il primo paradiso, in cui gli esseri umani erano totalmente integrati nella natura e il secondo, il paradiso artificiale, vicino alla scienza e alla tecnologia, che se da una parte ha prodotto benefici dall’altra ha portato al degrado dell’umanità. Il Terzo Paradiso è dunque la ricerca di un equilibrio e la riformulazione di comportamenti etici, responsabili, umili, di ascolto e cura di una Natura che abitiamo e di una società umana che lo abita.

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