Vince il Premio Strega 2023 il romanzo “Come d’aria” di Ada D’Adamo, recentemente scomparsa, testamento che intreccia due vite, la vera storia dell’autrice e della sua malattia e della figlia affetta da grave disabilità fin dalla nascita. E’ il racconto di una madre che impara la solitudine e le difficoltà tipiche delle donne e delle famiglie che, una volta dimesse dall’ospedale, sono sole ad affrontare la durezza e l’inadeguatezza di una vita che non avevano previsto, né voluto.
Il tema centrale del romanzo è la solitudine. L’epoca del Covid ha segnato una linea netta tra i fragili e i forti, era necessario tutelarsi, salvarsi, da qui la paura del contagio, il distacco dall’altro, il terrore di consegnare i nostri figli a un futuro incerto, la diffidenza relazionale che è cresciuta di giorno in giorno, l’aumento sconsiderato della realtà virtuale. E’ proprio in questa epoca storica che ha riguardato tutti noi Ada D’Adamo ha scoperto di essere malata, ha iniziato a vedere il suo nome sulle diagnosi mediche, ha affrontato l’orrore e il buio della malattia con in più il dolore della consapevolezza dell’imminente distacco da sua figlia, di cui da sempre si era occupata, a cui si era sostituita negli occhi, nelle gambe, nella voce. L’autrice ripercorre nel libro i passaggi fondamentali della vita da mamma, un ruolo imponente incollato alla sua pelle, “la mamma di Daria”, nelle corsie di ospedale, nelle lunghe interminabili notti insonni, negli sguardi pietosi degli altri, nelle difficoltà incontrate all’interno delle istituzioni pubbliche, come la scuola, incognita che non tutela i bisogni delle famiglie, che non assicura spesso continuità e sostegno, ma che lascia soli e inermi di fronte a lungaggini burocratiche, la poca empatia di alcuni medici e infermieri, il profondo e immenso senso di solitudine che la malattia crea intorno. Perchè la malattia fa paura, stravolge tutto, capovolge le tasche, allontana le persone, almeno quelle cosiddettte sane.
Altro punto chiave del romanzo è il rapporto con il corpo. Diplomata all’Accademia Nazionale di Danza, la danza occupa un posto importante nella vita dell’autrice che racconta come ha imparato a controllare e a conoscere il corpo, e quanto ciò sia stato utile nella gestione della malattia. Ma l’ideale di bellezza che un corpo danzante porta con sé è stato completamente stravolto dalla nascita della figlia affetta da tetraparesi spastico distonica, spasticità degli arti, mancanza del contenimento. E questo ha aperto mondi verso una bellezza speciale, un’apertura al teatro e alla danza contemporanea non basata sulla tecnica ma sulla persona, come avviene nei lavori di Virgilio Sieni, ad esempio, o nella grazia della ballerina Simona Atzori.
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