La fine di agosto porta con sé anche la fine delle vacanze. Una leggera malinconia accompagna i lavoratori che tornano in massa verso i grandi centri urbani, pronti a rimettere in moto la macchina produttiva. Le città esercitano da sempre un fascino magnetico, attraendo con promesse e lusinghe che spesso restano in parte disattese. Maggiori opportunità lavorative, eventi, svaghi e divertimenti spingevano già nel XVIII secolo giovani e persone in cerca di un impiego a trasferirsi nelle metropoli, trasformandone profondamente l’assetto. Ma ai vantaggi si accompagnano nuove criticità, basti pensare al caso di Milano, dove rincaro degli affitti, gentrificazione e pressione sul costo della vita rischiano di rendere la città accessibile solo a una fascia privilegiata, cancellandone complessità e vitalità sociale.
Di fronte a questo scenario sorgono domande cruciali: cosa devono fare gli urbanisti che progettano le città del presente e del futuro? Di chi devono tener conto? E di chi si sentono responsabili? Questi interrogativi sono al centro di Costruire e abitare. Etica per la città (Feltrinelli, 2018 e 2020), il libro con cui Richard Sennett conclude la trilogia dell’Homo faber. Dopo aver esplorato il rapporto tra mano e mente nell’artigianato e la dimensione della collaborazione nel lavoro ben fatto, il sociologo statunitense concentra qui la sua attenzione sulla città, intesa non solo come spazio fisico ma come contesto sociale e relazionale. L’analisi si concentra sulla distinzione, mutuata dal francese, tra ville, la città costruita come prodotto dell’urbanistica, e cité, la città vissuta fatta di esperienze quotidiane e relazioni. Una città funziona davvero quando queste due dimensioni dialogano e si influenzano reciprocamente. In passato è già accaduto, nell’Ottocento, ad esempio, strade più levigate e pulite indussero comportamenti più rispettosi negli abitanti, mostrando come anche un dettaglio materiale possa orientare la risposta della comunità.
Sennett sottolinea però un punto cruciale: le metropoli hanno senso solo se restano aperte. Per secoli i centri urbani che si sono nutriti di pluralità di culture, lingue e saperi, rischiano oggi di chiudersi, soffocati da disuguaglianze, segregazioni e processi di omologazione accelerati dalla tecnologia. Questo fenomeno non riguarda solo l’Europa e il Nord del mondo, ma anche i giganteschi agglomerati urbani del Sud globale, in crescita costante. Il libro tuttavia non propone ricette preconfezionate, ma invita a un’etica della città: pensare e progettare spazi che favoriscano l’incontro, la convivenza e il rispetto delle differenze. Nel suo excursus, ripercorrendo e rimettendo anche in discussione il proprio lavoro, Sennett attinge a casi emblematici di urbanisti e architetti che, tra gli altri, hanno segnato la storia: Ildefons Cerdà, ideatore dell’espansione di Barcellona; Georges Eugène Haussmann, che ridisegnò Parigi e Frederick Law Olmsted, progettista di Central Park a New York. Il risultato è un libro che non offre soluzioni chiuse ma apre prospettive, un invito a considerare la città come un organismo in continua trasformazione, da osservare, abitare e modellare con responsabilità. In questo senso Costruire e abitare non è soltanto un saggio sull’urbanistica, ma una riflessione più ampia sul nostro modo di stare insieme nello spazio che condividiamo. l’idea è quella di costruire luoghi di aggregazione che mettano in dialogo progettisti e abitanti, riconoscendo a entrambi diritti e doveri, affinché dalla loro interazione possa emergere una vera e propria etica per la città.
Costruire e abitare. Etica per la città di Richard Sennett è l’ultimo dei tre libri scelti per Inequalities Book Club, il ciclo di incontri promosso e ideato dal Centro Studi di Triennale Milano e ICONE – Centro Europeo di Ricerca di Storia e Teoria dell’Immagine dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano. Il Book Club è parte del public program della 24a Esposizione Internazionale Inequalities.
Ultimo incontro venerdì 7 novembre, ore 18:30
Triennale Milano
Cuore – Centro studi, archivi, ricerca
Viale Emilio Alemagna 6, Milano
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