Consuetudine vuole che durante il periodo estivo, occludendo con ingorghi autostradali le arterie di cemento del nostro paese, la popolazione in fuga dalla canicola cerchi rifugio nelle familiari acque del Mediterraneo. Nonostante interi sciami di turisti e indigeni infestino violentemente le sue sponde, spesso si ignora l’importanza storica, politica, economica e culturale che questo mare porta sulle spalle, soffermandosi solo sul grado di trasparenza delle sue acque o sui servizi che le spiagge offrono. Un approfondimento in questo senso, viene fornito dal nuovo numero di The Passenger, Mediterraneo, dove tramite reportage, inchieste e brevi saggi narrativi, si fotografa questo fazzoletto celeste nella sua contemporaneità.
Così David Abulafia pone l’accento sulla frammentazione e la varietà di questo mare, dovuta alle terre che vi si affacciano, Annalisa Camilli punta il dito contro una Libia e un’Europa che voltano lo sguardo di fronte ai tanti migranti che vi perdono la vita, Christian Schüle restituisce una Tangeri bohémien che ora guarda al progresso industriale e Rachel Roddy, con il supporto visivo delle fotografie di Piero Percoco, analizza quello che forse è oggi per gli italiani l’unico fattore identitario: la dieta mediterranea. Una crisi è in atto e un territorio nato nel segno di fruttuosi scambi, si sta sempre più rivelando un campo di battaglia in cui i confini di giurisdizione delle acque territoriali si innalzano come muri, dietro ai quali intere popolazioni si arroccano, avvelenate dalla paura nei confronti dell’altro da sè. La scrittrice libanese Hyam Yared ragiona sul concetto di guerra e pace inerenti al proprio vissuto, che passa anche attraverso il grigio degli occhi della nonna paterna, il musicista e scrittore Zülfü Livaneli parla di rapporti tra Grecia e Turchia e Rocío Puntas Bernet ci porta nello Stretto di Gibilterra dove la mattanza dei tonni, a causa della grande richiesta di sushi, ha assunto forme intensive.
Con Nick Hunt lo sguardo si sposta verso l’alto, a respirare i profumi che i quattro venti, bora, scirocco, mistral e meltemi, trasportano sulle proprie onde. Il caldo estivo appesantisce le palpebre e induce a coricarsi su fresche lenzuola, nascosti dietro tende ben tirate o a ripararsi all’ombra delle “frasche” di un ombrellone, la controra fa parte dell’immaginario di una vita lenta, all’insegna della siesta e dell’ozio, come racconta Matteo Nucci, di una popolazione che all’arrivo delle prime cicale entra in un letargo dettato dai raggi del sole. A metà tra il bell’oggetto da esporre sul tavolino e il libro da divorare, Mediterraneo soddisfa un po’ tutti i lettori, proponendo una lettura curiosa e informata, da riprendere e abbandonare a più riprese, da consultare come un dizionario, sottolineare e riempire di appunti, iniziando dalla fine e concludendo con l’inizio o partendo ancora più anarchicamente dal centro, un libro-magazine all’interno del quale viaggiare e imparare.
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