Una rivoluzione silenziosa ma potente sta ridefinendo i musei d’arte contemporanea, trasformandoli in spazi di riflessione critica e dibattito sociale. È questo il cuore della “museologia radicale” proposta da Claire Bishop nel suo saggio Museologia radicale. Ovvero, cos’è ‘contemporaneo’ nei musei di arte contemporanea? (Johan & Levi, 2017). Pubblicato in italiano nel 2017, dopo la prima edizione del 2013, il testo si rivela oggi più attuale che mai. L’autrice non risparmia critiche all’approccio tradizionale delle istituzioni museali, spesso ridotte a veri e propri palcoscenici di spettacolarizzazione e consumo. Qui le opere sono esposte come semplici oggetti di intrattenimento, piuttosto che come stimoli per un’interazione critica profonda. Quali sono le conseguenze di questa condotta? I musei rischiano di perdere il loro ruolo educativo e trasformativo, privilegiando l’attrattiva estetica e commerciale a discapito di un autentico coinvolgimento intellettuale del pubblico. La soluzione alternativa proposta vede i luoghi dell’arte come catalizzatori di cambiamento sociale, spazi aperti al confronto e al dialogo su temi rilevanti e urgenti. In questo contesto, il concetto di “contemporaneità dialogica” diventa centrale. Significa interpretare il contemporaneo come metodo di pensare e di agire, piuttosto che come un periodo di tempo specifico. Contrapposto a questa visione c’è il “presentismo”, che considera il presente come l’unico punto di riferimento, ignorando la complessità del contesto storico e le sue implicazioni per il futuro.
Esplorando nuove pratiche curatoriali che sfidano le convenzioni tradizionali, Bishop mette in luce curatori che sperimentano modi innovativi di presentare e interpretare l’arte e musei pionieristici, come il Van Abbemuseum di Eindhoven, il Museo di Arte Contemporanea di Varsavia e il Museo Reina Sofía di Madrid. Quest’ultimo, ad esempio, ha adottato una rilettura critica della propria collezione, esaminando il passato coloniale spagnolo e riconoscendo le ‘altre modernità’ marginalizzate. Questo criterio sfida i tradizionali schemi che vedevano le grandi potenze al centro e le altre culture alla periferia, introducendo un’innovazione che permette un’esperienza artistica democratica, inclusiva e che supera le gerarchie che limitavano chi poteva contribuire o essere rappresentato.
Museologia radicale riaccende un vivace dibattito internazionale e lancia una proposta per una nuova concezione del contemporaneo, non solo come periodo storico, ma come pratica attiva. Il ruolo del museo non è più solo quello di custode dell’eredità culturale, ma anche di un’istituzione capace di offrire una voce critica, dove l’arte non è solo esposta, ma vissuta e reinterpretata continuamente dai visitatori, in un dialogo incessante e fecondo che arricchisce tanto le raccolte museali quanto la società nel suo complesso.
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